Miscellanea

Conseguenze della crisi economica per le piccole imprese

Purtroppo la profonda crisi economica europea ha costretto le banche ad essere meno generose nel rilascio di finanziamenti per il sostentamento delle piccole imprese e la pressione fiscale invece è aumentata, quindi molti piccoli imprenditori si sono ritrovati con l’acqua alla gola e sono stati costretti, dopo vari tentativi, a chiudere la propria attività.

Al contrario di quanto avviene per un lavoratore dipendente, quando un imprenditore autonomo chiude la sua attività, non ha diritto a ricevere da parte dello Stato l’indennizzo della disoccupazione, vale a dire un piccolo aiuto economico che serve ad affrontare le spese dei primi mesi senza lavoro.

Dati Istat crisi stipendi

In Italia è sempre più crisi economica riguardo gli stipendi. Secondo i dati dell’Istat, infatti, è sempre più ampio il divario fra salari e prezzi: non si registrava una forbice così ampia dall’agosto del 1995. Nonostante il Governo lavori in maniera incessante per arrivare ad una riforma delle tipologie contrattuali, i dati Istat non fanno certo ben sperare gli italiani, la cui crescita degli stipendi è ai minimi storici.

Secondo quanto riportato dall’Istituto italiano per le statistiche, nel periodo di marzo c’è un divario di 2,1 punti fra le retribuzioni contrattuali orari ed il livello di inflazione: il più alto dal 1995. Il problema principale è collegato alle retribuzioni contrattuali orarie, che su base annuale progrediscono di appena 1,2 punti rispetto al mese di febbraio.

Scendendo nel particolare, per quanto riguarda il setto privato si ha un incremento pari all’1,7% mentre, per la Pubblica Amministrazione, non è riscontrata alcuna variazione.

Dettaglio dei settori coinvolti nella crisi stipendi

Per quanto riguarda i vari settori dell’economia che risentono maggiormente della crisi degli stipendi in Italia, abbiamo variazioni praticamente pari a zero nell’agricoltura, nella Pubblica amministrazione come già evidenziato, e nel settore del credito e delle assicurazioni.

Altri settori come quello tessile e dell’abbigliamento, se la passano meglio, con un incremento di quasi il 3%, mentre telecomunicazioni, e settori chimici hanno un incremento di circa il 2,7%. Oltre a questi dati, è preoccupante per il mondo del lavoro in Italia il fatto di avere almeno un dipendente su tre in attesa del rinnovo del contratto: 4,3 milioni di dipendenti in totale non hanno ancora ricevuto rassicurazioni in merito ai nuovi accordi.

Di questi, sono circa 3 milioni i dipendenti dell’amministrazione pubblica, per un totale pari a poco meno del 33% della forza lavoro. Si tratta di una situazione allarmante, non c’è che dire: nel momento attuale di crisi, non c’è pace per i lavoratori che devono affrontare l’aumento dei prezzi, la costante introduzione di nuove tasse, l’arrivo dell’IMU, il caro benzina…

La speranza è che i rinnovi contrattuali arrivino in fretta, e che la riforma del mercato del lavoro non sprema troppo una serie di categorie di dipendenti che hanno già la pazienza al limite.

Un settore che nonostante la crisi brilla è quello del contenzioso, soprattutto quello arbitrale, visto, secondo dei dati elaborati dall’Autorità, un costo maggiore relativo agli appalti e quindi alle gare d’appalto Roma ad esempio, con un importo superiore al 27,5% rispetto all’importo di aggiudicazione.

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