Recensione Honor 10 Lite, uno dei migliori smartphone economici in questo inizio 2019

Recensione Honor 10 Lite, uno dei migliori smartphone economici in questo inizio 2019

Possiamo ammetterlo, tra Xiaomi, Honor, Huawei e Motorola, il mercato è ormai quasi saturo di smartphone di fascia bassa, e in un certo senso qualcuno sta iniziando a chiedersi i motivi per i quali vengono rilasciati sempre più dispositivi per questa particolare fascia di mercato.

Honor 10 Lite Smartphone, Schermo 6,21

In realtà però, quello degli smartphone economici è uno dei mercati più interessanti di questi tempi, perché sempre più aziende stanno producendo dispositivi in grado di garantire un prezzo contenuto assieme ad un hardware e a materiali di buona qualità, e sono proprio queste le caratteristiche del nuovo Honor 10 Lite, il primo smartphone economico dell’azienda in questo 2019.

Design Honor 10 Lite

Realizzato con una back cover in vetro curvo e una cornice in metallo lucido, con i suoi 162 grammi di peso l’Honor 10 Lite è uno smartphone molto compatto e comodo da utilizzare. Certo, il design non è una novità, ma tutto sommato lo è per la fascia di prezzo in cui è venduto, e rende l’Honor 10 Lite uno degli smartphone economici più belli.

Le fotocamere sono sporgenti e nella cover posteriore è stato integrato anche un sensore per le impronte digitali piuttosto comodo ed estremamente veloce e sono disponibili diverse colorazioni molto belle da vedere.

Display Honor 10 Lite

La novità più importante rispetto alla versione dell’anno scorso, è senza dubbio il display da 6.21 pollici che utilizza un pannello IPS da 6.21 pollici con una risoluzione FullHD+ ed è caratterizzato da un piccolo notch a goccia che fa da cornice alla fotocamera anteriore.

Non è un vero e proprio borderless, questo e chiaro, ma si tratta di uno degli smartphone economici con cornici più ridotte nel mercato, ed anche se la luminosità massima del display non è esagerata, riesce comunque a garantire una buona visuale e bianchi e colori ben bilanciati.

Hardware Honor 10 Lite

Molto interessante, per questa fascia di mercato, anche l’hardware. Il processore che anima l’Honor 10 Lite è un Kirin 710 affiancato da 3 GB di memoria RAM, una GPU Mali-G51 MP4 e 64 GB di memoria interna. È un Dual Sim ibrido, quindi per utilizzare due sim sarà necessario rinunciare alla microSD, nella media la connettività: sono presenti il WiFi dual-band, il Bluetooth 4.2, l’NFC e il GPS assistito da Glonass.

Tutto sommato si tratta di un buon hardware, in grado di garantire l’esecuzione di tutte le operazioni più comuni senza alcun problema, ma dal quale chiaramente non si può pretendere troppo: l’avvio di alcune applicazioni può risultare piuttosto lento e l’esecuzione di giochi 3D graficamente complessi non è consigliabile.

Purtroppo la porta USB è ancora una “micro”, ed anche se si tratta comunque di uno smartphone economico, personalmente mi chiedo per quale motivo Honor, così come altre aziende, non abbiano ancora deciso di utilizzare il nuovo standard usb-C, molto più veloce e dinamico.

La batteria è una 3400 mAh e, a differenza del modello dello scorso anno, riesce a garantire senza problema alcuno, fino ad un giorno di autonomia con una singola carica e con un utilizzo medio.

Fotocamera Honor 10 Lite

Il sistema a doppia fotocamera dell’Honor 10 Lite, utilizza un sensore principale da 13 megapixel f/1.8 affiancato da un sensore secondario da 2 megapixel utilizzato esclusivamente per il calcolo della profondità di campo. La qualità delle immagini è buona e sufficiente, ma non più di quello, e in alcuni casi gli scatti potrebbero sembrare leggermente poveri di colore e contrasto. Fortunatamente in supporto è presente l’intelligenza artificiale che migliora nettamente le cose, ed è per questo che il mio consiglio è quello di scattare sempre con l’AI attiva.

Sufficienti anche i video, che possono essere registrati con una risoluzione massima di FullHD a 60 fps, discreta la fotocamera frontale che con i suoi 24 megapixel svolge bene il suo lavoro, ma non si fa notare per null’altro.

Software Honor 10 Lite

Il sistema operativo che anima l’Honor 10 Lite out-of-the-box è Android Pie 9.0 personalizzato dalla EMUI 9.0. Si tratta di un software abbastanza ricco per la fascia di mercato dello smartphone, ma già visto e rivisto nei dispositivi dell’azienda, che integra le gesture di navigazione e che garantisce prestazioni molto fluide e facilmente utilizzabili.

Sono presenti i temi, la modalità d’utilizzo ad una mano, è possibile utilizzare “Gestione digitale” e sono presenti tutte le funzioni tipiche del brand. Purtroppo però, così come per gli altri smartphone dell’azienda, anche il software dell’Honor 10 Lite potrebbe sembrare piuttosto obsoleto in termini di interfaccia grafica.

Prezzo di vendita in Italia Honor View 10 Lite

Il prezzo di vendita in Italia dell’Honor 10 Lite è di 239 euro, ma spesso su Amazon è disponibile in sconto. Si tratta comunque di un ottimo prezzo, per un dispositivo che rappresenta forse la soluzione più interessante attualmente disponibile in questa fascia di prezzo.

Ha una fotocamera sensibilmente migliorata rispetto alla generazione precedente, una batteria più capiente e un display con cornici più ottimizzate. E il design non sembra assolutamente quello di uno smartphone economico.

Fonte: Recensione Honor 10 Lite, uno dei migliori smartphone economici in questo inizio 2019

Traslochi a Caserta: si può optare per il deposito mobili

A volte può accadere di dover lasciare la propria abitazione, magari a causa della scadenza di un contratto di affitto, senza però avere ancora la disponibilità di una nuova casa. Una eventualità la quale può riguardare anche i traslochi che avvengono a Caserta, ponendo agli interessati più di un problema. Il primo naturalmente è proprio quello di reperire una sistemazione transitoria, magari al fine di trovarne in breve termine una definitiva e in grado di risolvere la situazione.

Il secondo è naturalmente quello relativo alla propria mobilia e agli altri oggetti che devono essere trasferiti. La soluzione in questo caso può essere rappresentata dal deposito mobili. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Cos’è il deposito mobili

Il deposito mobili è una soluzione proposta anche dalle ditte di traslochi che operano a Caserta. In pratica si affida il compito all’impresa che ha avuto l’incarico di provvedere allo spostamento di detenere il materiale in un deposito, ovvero un luogo del tutto sicuro e in grado di conservare alla perfezione il tutto. Il suo costo viene calcolato al metro cubo e naturalmente varia a seconda della zona in cui opera l’impresa.

Nel caso dei traslochi a Caserta può andare a situarsi in una forbice compresa tra i 4 e i 7 euro al metro cubo.
Per poter offrire il massimo di sicurezza al cliente che decida per tale servizio, le imprese offrono anche una assicurazione, il cui costo deve essere calcolato a parte. Per dare una idea più compiuta del costo del servizio e della sua eventuale convenienza, si può affermare che il deposito mobili può costare svariate centinaia di euro nel corso di un anno. Può dunque rivelarsi una soluzione notevole per chi voglia cercare una sistemazione definitiva di suo gradimento, senza essere forzato dall’accavallarsi degli eventi.

Conviene il deposito mobili?

Naturalmente la domanda che ci si deve porre è se convenga effettivamente il deposito mobili, anche se a volte si può essere obbligati a ricorrervi. In effetti se il lasso di tempo in cui la soluzione sarà adottata non è troppo lungo può rivelarsi una buona alternativa, tanto che sono le stesse imprese di traslochi, a Caserta o nel resto della penisola, ad affermare che il 30% circa della propria clientela decide di aderire a questa formula.

Proprio in considerazione del fatto che il suo costo sale in base alla metratura impegnata, chi decida di ricorrervi dovrebbe prima provvedere a operare una selezione e buttare via tutto quello che non serve, soprattutto se comporta un notevole ingombro. A partire magari dai vecchi frigoriferi o da librerie che sono ormai deteriorate e che potrebbero essere tranquillamente sostituite da soluzioni più in linea con la nuova abitazione.

Va anche sottolineato come chi abbia da conservare poche cose possa ricorrere al cosiddetto self storage, una formula che prevede l’eventuale smontaggio e trasporto di mobili al magazzino messo a disposizione dalla ditta, ove il tutto verrà conservato in attesa di essere trasportato verso la nuova e definitiva sistemazione.

La cometa di San Valentino “danza” con una splendida galassia: come e dove vedere il duetto

La cometa di San Valentino “danza” con una splendida galassia: come e dove vedere il duetto
in foto: Credit: Jschulman555

La festa degli innamorati del prossimo 14 febbraio sarà impreziosita da un eccezionale evento astronomico, la visita della splendida cometa Iwamoto, già ribattezzata dagli astrofili “cometa di San Valentino”. A rendere ancor più suggestivo questo passaggio, il fatto che si troverà molto vicina alla Terra e soprattutto si esibirà in un “duetto” con uno degli oggetti del profondo cielo più affascinanti, la bellissima galassia a spirale barrata NGC 2903, tra i bersagli più ambiti degli appassionati di astrofotografia. Sarà dunque un’occasione unica poter immortalare la cometa mentre saluta la galassia sullo sfondo.

Quando e dove osservare la cometa di San Valentino

La cometa Iwamoto, il cui nome tecnico è C/2018 Y1, lo scorso 6 febbraio ha raggiunto la distanza minima dal Sole (perielio), mentre nella notte tra martedì 12 e mercoledì 13 febbraio sarà alla minima distanza dalla Terra (perigeo), a 45 milioni di chilometri dal nostro pianeta. Il momento migliore per osservarla sarà proprio la sera del 13, attorno alle 22, quando passerà “vicino” a NGC 2903. Naturalmente sarà solo una questione prospettica, dato che la galassia, simile alla Via Lattea, si trova a oltre 20 milioni di chilometri dalla Terra, inquadrata nella costellazione del Leone. Per cercarla sulla volta celeste dovrete puntare lo sguardo a Sud Est, a sinistra della stella Procione e quasi al centro del grosso triangolo immaginario formato da Sirio, Capella e Arturo, tra gli astri più brillanti del firmamento.

Posizione della galassia e della cometa. Credit: Stellariumin foto: Posizione della galassia e della cometa. Credit: Stellarium

Come osservare la cometa di San Valentino

Una volta individuata la giusta porzione della volta celeste dovrete munirvi di un binocolo o di un piccolo telescopio, dato che la cometa non sarà visibile a occhio nudo (e non lo è nemmeno la galassia). Apparirà come una sorta di “batuffolo diffuso”, come dichiarato dall’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope Project. Per osservarla il cielo dovrà essere necessariamente buio, dunque privo di inquinamento luminoso. Proprio Masi e il suo team verranno in soccorso a chi non potrà ammirare lo spettacolo nel cielo con i propri occhi; sul sito del Virtual Telescope Project, infatti, a partire dalle 22 del 13 febbraio verrà trasmessa una diretta streaming che mostrerà l’incontro tra la cometa e la galassia in tutto il suo splendore.

Cometa di Iwamoto. Credit: Gianluca Masi/Virtual Telescope Projectin foto: Cometa di Iwamoto. Credit: Gianluca Masi/Virtual Telescope Project

Un’occasione irripetibile

La cometa di Iwamoto, scoperta tra novembre e dicembre 2018 dall’astronomo non professionista Masayuki Iwamoto, è un oggetto che impiega ben 1.371 per completare un’orbita attorno al Sole. Ciò significa che l’ultimo incontro col nostro pianeta è stato nel 648, mentre tornerà a salutare la Terra esattamente nel 3.390, quando ovviamente non ci saremo più da secoli e secoli. Il passaggio (prospettico) nei pressi di una galassia rende il tutto ancor più raro e affascinante, siamo dunque innanzi a una valida scusa per sfidare le rigide temperature invernali, naturalmente ben coperti.

Fonte: La cometa di San Valentino “danza” con una splendida galassia: come e dove vedere il duetto

Boom di strutture ricettive a Roma

I dati della Questura di Roma – presso la quale gli esercenti hanno l’obbligo di comunicare le persone registrate presso le rispettive strutture di accoglienza – rivelano che negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale il numero delle strutture ricettive e in particolar modo quelle cosiddette extralberghiere ovvero i bed and breakfast, gli affittacamere (guest house), le case vacanze, gli alloggi turistici; mentre restano pressoché invariati i dati sulle categorie alberghiere (hotel, hotel boutique, pensioni, villaggi albergo e simili). Ma come influisce tutto questo sul turismo a Roma e sulla qualità dell’accoglienza?

Perché aumentano le strutture extralberghiere?

Le strutture extralberghiere come B&B, affittacamere, ostelli, home sharing e simili stanno riscuotendo particolare successo tra i viaggiatori perché risultano soluzioni abitative più gradite all’utenza perché si è in grado di ridurre notevolmente i costi del viaggio entrando in una dimensione più familiare e accogliente, mentre dalla parte degli esercenti gestori – che non sono imprenditori – rappresenta un’entrata aggiuntiva nel reddito familiare senza impegni gravosi, poiché l’apertura di un’attività ricettiva non alberghiera e non imprenditoriale non è soggetta ad alcuna autorizzazione preventiva, poiché è sufficiente la SCIA (la dichiarazione di inizio attività). Tuttavia questi esercizi ricettivi non sono privi di regole, in quanto sono regolamentati dalle Leggi Regionali in base alla Legge quadro nazionale n. 135 del 29 marzo 2001 e che per quanto riguarda la Regione Lazio fa capo al Regolamento Regionale n. 8 del 7 agosto 2015 e successive modifiche (R.R. n. 14/2017).

Attenzione ! il fenomeno dell’abusivismo è particolarmente seguito dalla Questura di Roma proprio perché le norme sono spesso disattese a danno dei turisti, del fisco e della sicurezza pubblica. Le attività ricettive abusive sono potenzialmente pericolose perché spesso ricettacolo di attività illegali (come la minaccia terroristica).

I dati sulle strutture ricettive di Roma

Il dato sull’accoglienza a Roma presenta delle ambiguità, perché stando alle ricerche condotte da Incipit – Federalberghi (ultimi dati disponibili risalgono al 2015), l’offerta alberghiera nella capitale è statica, ma di contrasto sempre nel 2015 si è registrato un incremento esponenziale dei cosiddetti alloggi sostitutivi o extralberghieri che nella sola Roma sono 18.546. Questo significa che ipotizzando per ciascuno di questi alloggi una capienza di due stanze per un minimo di 4 persone, B&B e simili riescono a ospitare tanti clienti quanti ne possono contenere gli alberghi sul territorio, ovvero oltre 100.000 utenti. È l’esercito degli albergatori per caso, persone senza specificità imprenditoriali che a vario titolo si classificano nelle categorie del B&B, delle case vacanze e formule simili con una capacità di accoglienza pari al sistema alberghiero esistente e che si è costruito e consolidato gradualmente nel corso di decenni.

La concorrenza non è sleale, ma è senz’altro spietata, soprattutto perché queste realtà ricettive si concentrano proprio nei principali luoghi di attrazione turistica come il Colosseo, Piazza Navona – che registra la più alta concentrazione di alloggi sostitutivi – Piazza di Spagna e così via. Il vantaggio per il turista è di vivere nel cuore della città senza spendere troppo, ma anche senza tutte le tutele e i servizi garantiti di un albergo, anche di bassa categoria. Nonostante i social, il passaparola e la diffusione delle notizie, manca l’informazione perché se da un lato, per esempio, sono sempre più trendy i boutique hotel, molti ritengono che sia anche una scelta “ricercata”, mentre è sufficiente informarsi bene per individuare il boutique hotel giusto che coniuga l’attenzione di un servizio di hotel con il risparmio e la genuinità di una struttura ricettiva piccola o a conduzione familiare, come nel caso dell’Hotel Teatro Pace a Piazza Navona dove la cordialità e la disponibilità sono di casa, senza rinunciare al confort, all’assistenza, alle attenzioni e alla privacy di un hotel di categoria.

A chi rivolgersi per trasformare lo spazio ufficio

C’è stata una vera e propria evoluzione, se non addirittura una rivoluzione, del modo di lavorare. Se un tempo infatti la la maggior parte delle attività veniva svolta dal singolo, e solo alla fine tutte queste attività avevano modo di collegarsi le une alle altre, oggi si lavora in team, in un clima di cooperazione. Ovviamente questo nuovo modo di lavorare ha portato con sé la necessità di ridisegnare gli spazi di lavoro. In un clima di cooperazione, i singoli non potevano più avere uno spazio indipendente dagli altri da cui operare, chiuso, come se fosse una stanza privata. In un clima di cooperazione, è diventato necessario che tutti i lavoratori siano presenti nella stessa stanza infatti. L’ambiente di lavoro non deve inoltre prevedere postazioni private, bensì postazioni che ogni lavoratore può sfruttare secondo le specifiche esigenze del momento, con la possibilità di scegliere postazione da cui poter lavorare autonomamente che offrono privacy e silenzio e postazioni invece pensate proprio per la cooperazione.

La cooperazione costringe insomma tutti i lavoratori alla coesistenza all'interno di uno stesso ambiente che deve risultare però molto versatile. Ma come riuscire ad ottenere tutto questo? Prima di tutto con un open space ovviamente. Lo spazio ufficio deve essere ridisegnato quindi abbattendo tutti i muri presenti, per fare in modo di avere un ampio spazio del tutto libero su cui operare. Non del tutto però. È infatti necessario lasciare qualche stanza chiusa, quella per i dirigenti e quella per le riunioni a cui devono partecipare solo poche persone.

In secondo luogo è di fondamentale importanza andare alla ricerca di una ditta specializzata in arredamenti di ufficio di alta qualità, che risulti moderna, all'avanguardia, al passo con i tempo che corrono. Attenzione, non è possibile scegliere un mero venditore di mobili. Ciò di cui si ha oggi bisogno è qualcuno che possa ripensare lo spazio ufficio, in base alla tipologia di cooperazione che in quell'ambiente è necessario portare avanti e a tutte le varie attività, qualcuno insomma che sia in grado di progettare l’ufficio, come rcpsrl.it, una delle realtà infatti considerate oggi leader in questo settore e che consigliamo a tutti di scoprire tramite il suo sito internet ufficiale.

Sulla base di questa progettazione, si passa poi alla scelta di ogni singolo mobile, che deve essere quanto più versatile possibile, capace di garantire un’ampia superficie da cui lavorare ma che non occupi spazio in modo eccessivo, dal punto di vista estetico in linea con lo stile moderno. Molto importante ricordare che i mobili dovrebbero sempre essere capaci di rispecchiare il mood dell’azienda, ma allo stesso tempo anche di garanzie un ambiente di lavoro piacevole e rilassante, perché solo in un ambiente di questo tipo si ha la possibilità di risultare performanti e anche la cooperazione con gli altri, che non è sempre semplice, può risultare più facilmente gestibile.

Sempre per poter garantire una cooperazione più semplice e performance più elevate, è bene prendere in considerazione anche delle zone per il relax e per i momenti di pausa. Dopotutto solo facendo delle pause di tanto in tanto, è infatti possibile garantire al cervello di ogni lavoratore la possibilità di fare del suo meglio, senza stancarsi in modo eccessivo e sempre con la massima concentrazione possibile.

Ha fatto guadagnare a BuzzFeed soldi e traffico creando quiz gratis: ora tutti la vogliono assumere

Ha fatto guadagnare a BuzzFeed soldi e traffico creando quiz gratis: ora tutti la vogliono assumere

692 quiz. La quinta fonte di traffico più alta della sezione e una delle principali dell’intero giornale americano, tanto che le stime dei guadagni generati da questi quiz si potrebbero assestare intorno ai milioni di dollari. Eppure a realizzare questi contenuti non è stato un team di dipendenti di BuzzFeed, colosso americano dell’editoria, ma una ragazzina di 19 anni residente in Michigan, che tra una lezione e l’altra ha utilizzato la sezione del portale dedicata alla community per pubblicare i propri quiz. In maniera del tutto gratuita e guadagnando solo qualche carta regalo Amazon e una maglietta.

Si chiama Rachel MacMahon e nel corso degli ultimi giorni la sua storia è diventata letteralmente virale negli Stati Uniti. In breve, all’inizio del 2017 la ragazzina, al tempo ancora minorenne, ha iniziato a pubblicare su BuzzFeed una serie di quiz, elementi che la testata ha sempre spinto fortemente come parte della sua strategia virale. Da diversi anni, oltre ai contenuti generati dai dipendenti, BuzzFeed pubblica quelli realizzati dagli utenti, che all’interno di una sezione specifica del sito possono realizzare e pubblicare i propri quiz. Il problema di Rachel è che i suoi si sono rivelati essere quelli più efficaci e in grado di generare una quantità enorme di traffico. E, di conseguenza, anche di ricavi.

Secondo il giornalista Ryan Houlihan, BuzzFeed avrebbe generato circa 3,8 milioni di dollari grazie al traffico dei quiz della giovane studentessa, cifra che si assesterebbe intorno all’1% dei ricavi del 2018. Secondo l’azienda, invece, Rachel avrebbe portato circa 200.000 dollari nelle casse di BuzzFeed nei due anni in cui ha publicato i suoi quiz. L’elemento più assurdo della storia è che Rachel ha realizzati tutti i 692 quiz in maniera totalmente gratuita e senza mai ricevere un pagamento. Le uniche ricompense ricevute sono state delle carte regalo Amazon da 30 dollari e una maglietta. Eppure L’azienda sapeva bene che i contenuti prodotti dalla 19enne erano ben sopra la media.

“Eravamo tutti appassionati al successo di Rachel” ha spiegato Matthew Perpetua, ex direttore dei quiz di BuzzFeed. “Ci sono sempre stati utenti particolarmente capaci, ma il suo livello di successo e la sua produzione prolifica erano di un altro mondo. Abbiamo persino studiato il suo lavoro e imparato dai suoi quiz“. In termini di ricompense, però, da parte dell’azienda non c’è stato nulla. Una notizia che stupisce non solamente per l’enorme quantità di lavoro gratis di Rachel, ma anche perché arriva in un momento in cui BuzzFeed ha annunciato di aver licenziato il 15 percento della sua forza lavoro. E questa percentuale comprende un grande numero di persone addette ai quiz, compreso Perpetua.

Lo stesso ex direttore del dipartimento ha spiegato, all’interno di un post sul proprio blog, che parte della decisione aziendale di lasciare a casa alcuni dipendenti è stata presa in virtù dell’aumento di quiz generati dagli utenti e del loro enorme successo, citando proprio una “giovane ragazza del Michigan” come esempio. Il riferimento, ovviamente, è a Rachel e al suo lavoro. “Quando l’ho letto, ho sentito un peso sulle mie spalle” ha spiegato Rachel. “Ho pensato di essere la ragione dei licenziamenti“. D’altronde la sezione community di BuzzFeed vanta un enorme numero di quiz generati dagli utenti, che spesso si rivelano essere estremamente virali. E anche totalmente gratuiti.

Ora la giovane studentessa ha smesso di produrre quiz per la testata americana. “Non mi sembra giusto nei confronti delle persone che sono state licenziate, l’azienda non dovrebbe usare il mio hobby per generare profitti” ha spiegato. “Non so cosa farò dopo la scuola, ma sono interessata al campo dei social media”. Di certo le opportunità ora non mancheranno: persino Netflix ha contattato la ragazza per offrire un lavoro, twittando “Hey Rachel, vorremmo lavorare con te (pagandoti)”. Nel frattempo anche BuzzFeed si è espresso sulla questione: “Rachel è una creatrice fenomenale con una comprensione innata di cosa rende i quiz così irresistibili. Saremmo fortunati ad assumerla quando finirà il college”.

Fonte: Ha fatto guadagnare a BuzzFeed soldi e traffico creando quiz gratis: ora tutti la vogliono assumere

Come scegliere un’agenzia di comunicazione nel modo giusto

Avete intenzione di affidare la pubblicità per il vostro business ad un’agenzia pr Milano o ad un’agenzia di comunicazione ma non avete la più pallida idea di quale scegliere? Sicuramente, al giorno d’oggi, le agenzie di questo tipo possono davvero fare la differenza in termini di pubblicità e promozione di un prodotto o servizio. Ma come fare a scegliere i collaboratori giusti per questa tipologia di marketing? In questa guida vi spiegheremo subito dritte e segreti. Continuate a leggere per saperne di più.

1. Valutate la disponibilità e la reperibilità dell’agenzia

Quando ci si affida ad un’agenzia di comunicazione, spesso non si hanno le idee chiare sui metodi di lavoro che bisogna utilizzare e soprattutto su quale strategia usare per promuoversi al meglio. Per questa ragione, è molto importante affidarsi a dei professionisti il più possibile disponibili a rispondere a tutte le vostre domande e dubbi. Se, al contrario, ad ogni chiamata non ricevete risposta o addirittura il professionista che avete davanti vi sembra restio a darvi chiarimenti o poco affabile, forse è il caso di cambiare subito agenzia per il vostro business.

2. Le opinioni contano

Al giorno d’oggi, in pochi acquistano un servizio senza leggere prime le varie recensioni in rete. Non si sa come, non si sa perché, ma leggere le varie opinioni su internet permette all’utente di acquistare con quasi più sicurezza e convinzione un prodotto. Ebbene, prima di affidare la vostra azienda ad un’agenzia di comunicazione, fate delle ricerche in giro per capire che reputazione questa si è costruita nel corso del tempo ma soprattutto che tipo di opinione hanno i clienti di essa. Così facendo, riuscirete a scegliere i professionisti più in linea con il vostro progetto, evitando quindi una serie di fregature.

3. Hanno già lavorato nel vostro settore?

Non tutte le aziende sono esperte ed efferate in ogni settore possibile ed immaginabile. Ebbene, prima di scegliere quella perfetta per voi, chiedete sempre un portfolio o comunque dei casi studio già trattati precedentemente dall’agenzia in modo da farvi un’idea su un eventuale esperienza. Ad esempio, se vi occupate di produzione degli infissi in legno o acciaio, sappiate che non tutte le agenzie possono essere esperte o comunque capaci di gestire o promuovere un business del genere. Per questa ragione, è sempre bene valutare prima il portfolio del professionista che si ha davanti e solo dopo decidere se è quello giusto per la propria azienda.

Scoperta la più antica tavola periodica del mondo: risale alla fine del XIX secolo

Scoperta la più antica tavola periodica del mondo: risale alla fine del XIX secolo
in foto: Credit: Università St. Andrews

La più antica tavola periodica degli elementi, risalente a un periodo compreso tra il 1879 e il 1886, è stata scoperta all’interno del Dipartimento di Chimica dell’Università St. Andrews, in Scozia. Il preziosissimo documento scientifico, rinvenuto in un pessimo stato di conservazione, è stato sottoposto a lungo, costoso ed elaborato processo di restauro; ora è finalmente esposto all’interno dell’ateneo scozzese, protetto da una teca climatizzata per preservarlo.

La scoperta. A individuare la storica tavola periodica degli elementi è stato il chimico Alan Aitken, mentre era impegnato a ripulire il vecchio laboratorio dell’università. Tra scatole di prodotti chimici, accessori vari e strumenti è spuntato fuori un intero archivio didattico d’epoca, con diverse carte arrotolate. Mentre le esaminava la sua attenzione è caduta su una tavola periodica che riportava diverse annotazioni in lingua tedesca. Resosi conto dell’importanza del reperto si è attivato per confermarne datazione e autenticità.

Un reperto di valore. Il documento è stato fatto esaminare al professor Eric Scerri, un esperto di storia della tavola periodica che insegna nella prestigiosa Università della California di Los Angeles. Secondo Scerri esso risale a un periodo compreso tra il 1879 e il 1886 per una precisa ragione. Elementi come il Gallio e lo Scandio, scoperti rispettivamente nel 1875 e nel 1879, sono infatti riportati nella tavola periodica, mentre non lo è il Germanio, che fu individuato dagli studiosi nel 1886. Altre prove sono legate alle annotazioni sul documento, come quello della tipografia scientifica “Verlag v. Lenoir & Forster, Wien”, che ha operato a Vienna tra il 1875 e il 1888. Se si considera che la prima tavola periodica degli elementi elaborata dal chimico russo Dmitrij Ivanovič Mendeleev è datata 1869 si può avere un’idea dell’importanza del documento, simile alla seconda edizione della tavola originale.

Credit: Università St. Andrewsin foto: Credit: Università St. Andrews

Restauro approfondito. Per riportarla al suo antico splendore, la tavola periodica – scoperta nel 2014 – è stata sottoposta a numerosi trattamenti: pulizia per rimuovere la sporcizia; lavaggio con acqua deionizzata a pH neutro; separazione dei vari strati di cui è composta; riparazione con carta kozo giapponese; lavaggio con idrossido di calcio per togliere acidità e scolorimento; bagni di magnesio e altro ancora. Il restauro, finanziato dal National Manuscripts Conservation Trust (NMCT), ha permesso il totale restauro e il salvataggio del prezioso documento. Oltre all’originale protetto nella teca, ne è stata esposta una copia a grandi dimensioni nel Dipartimento di Chimica dell’ateneo.

Cos’è la tavola periodica. La tavola periodica degli elementi è uno schema elaborato dallo scienziato russo Mendeleev per ordinare i vali elementi chimici in base al loro numero atomico (Z), ovvero quello dei protoni presenti nel nucleo dell’atomo. È stata costantemente aggiornata nel corso del tempo; l’ultima revisione risale ufficialmente al 2016, quando sono stati inclusi gli elementi 113, 115, 117 e 118.

Fonte: Scoperta la più antica tavola periodica del mondo: risale alla fine del XIX secolo

Scoperta la più antica tavola periodica del mondo: risale alla fine del XIX secolo

Scoperta la più antica tavola periodica del mondo: risale alla fine del XIX secolo
in foto: Credit: Università St. Andrews

La più antica tavola periodica degli elementi, risalente a un periodo compreso tra il 1879 e il 1886, è stata scoperta all’interno del Dipartimento di Chimica dell’Università St. Andrews, in Scozia. Il preziosissimo documento scientifico, rinvenuto in un pessimo stato di conservazione, è stato sottoposto a lungo, costoso ed elaborato processo di restauro; ora è finalmente esposto all’interno dell’ateneo scozzese, protetto da una teca climatizzata per preservarlo.

La scoperta. A individuare la storica tavola periodica degli elementi è stato il chimico Alan Aitken, mentre era impegnato a ripulire il vecchio laboratorio dell’università. Tra scatole di prodotti chimici, accessori vari e strumenti è spuntato fuori un intero archivio didattico d’epoca, con diverse carte arrotolate. Mentre le esaminava la sua attenzione è caduta su una tavola periodica che riportava diverse annotazioni in lingua tedesca. Resosi conto dell’importanza del reperto si è attivato per confermarne datazione e autenticità.

Un reperto di valore. Il documento è stato fatto esaminare al professor Eric Scerri, un esperto di storia della tavola periodica che insegna nella prestigiosa Università della California di Los Angeles. Secondo Scerri esso risale a un periodo compreso tra il 1879 e il 1886 per una precisa ragione. Elementi come il Gallio e lo Scandio, scoperti rispettivamente nel 1875 e nel 1879, sono infatti riportati nella tavola periodica, mentre non lo è il Germanio, che fu individuato dagli studiosi nel 1886. Altre prove sono legate alle annotazioni sul documento, come quello della tipografia scientifica “Verlag v. Lenoir & Forster, Wien”, che ha operato a Vienna tra il 1875 e il 1888. Se si considera che la prima tavola periodica degli elementi elaborata dal chimico russo Dmitrij Ivanovič Mendeleev è datata 1869 si può avere un’idea dell’importanza del documento, simile alla seconda edizione della tavola originale.

Credit: Università St. Andrewsin foto: Credit: Università St. Andrews

Restauro approfondito. Per riportarla al suo antico splendore, la tavola periodica – scoperta nel 2014 – è stata sottoposta a numerosi trattamenti: pulizia per rimuovere la sporcizia; lavaggio con acqua deionizzata a pH neutro; separazione dei vari strati di cui è composta; riparazione con carta kozo giapponese; lavaggio con idrossido di calcio per togliere acidità e scolorimento; bagni di magnesio e altro ancora. Il restauro, finanziato dal National Manuscripts Conservation Trust (NMCT), ha permesso il totale restauro e il salvataggio del prezioso documento. Oltre all’originale protetto nella teca, ne è stata esposta una copia a grandi dimensioni nel Dipartimento di Chimica dell’ateneo.

Cos’è la tavola periodica. La tavola periodica degli elementi è uno schema elaborato dallo scienziato russo Mendeleev per ordinare i vali elementi chimici in base al loro numero atomico (Z), ovvero quello dei protoni presenti nel nucleo dell’atomo. È stata costantemente aggiornata nel corso del tempo; l’ultima revisione risale ufficialmente al 2016, quando sono stati inclusi gli elementi 113, 115, 117 e 118.

Fonte: Scoperta la più antica tavola periodica del mondo: risale alla fine del XIX secolo

I tatuaggi zebrati tengono lontani mosche, zanzare e altri parassiti succhia sangue

I tatuaggi zebrati tengono lontani mosche, zanzare e altri parassiti succhia sangue
in foto: Credit: falco

I tatuaggi zebrati e le pitture tribali a strisce proteggono dalle punture di insetti che si nutrono di sangue sangue, come zanzare, pappataci, tafani e altre specie di mosche. Lo ha dimostrato un team di ricerca del Laboratorio di ottica ambientale presso l’Università ELTE Eötvös Loránd di Budapest, Ungheria, che ha condotto un interessante esperimento per verificare l’apprezzamento degli insetti per vari tipi di “pelle”.

Un aiuto dalle zebre. Gli autori dello studio, coordinati dal professor Gábor Horváth, docente presso il Dipartimento di fisica biologica dell’ateneo ungherese, sapevano bene che le zebre vengono punte molto meno rispetto ad altri animali con un manto uniforme. Il motivo per cui questi equidi sono a strisce è ancora ampiamente discusso fra gli zoologi, tuttavia tra le ipotesi più dibattute vi è quella della protezione dalle torride temperature della savana (recentemente smentita da una ricerca dell’Università di Lund) e appunto quella dagli insetti.

Lo studio. Per verificare se il pattern zebrato può proteggere anche noi, Horváth e colleghi hanno piazzato la scorsa estate tre manichini in un giardino di Budapest. Uno aveva la “carnagione” scura, un altro era tipicamente caucasico (‘bianco’) mentre l’ultimo aveva le strisce, con un disegno simile a quello delle pitture tribali che alcuni popoli dell’Africa, dell’Australia e della Papua Nuova Guinea utilizzano ancora oggi. Tutti i manichini erano ricoperti da un adesivo per catturare gli insetti – come i tafani – che avrebbero provato a pungerli. Al termine dell’esperimento, durato due mesi, il manichino zebrato aveva addosso un numero di insetti ben dieci volte inferiore a quello scuro, che a sua volta ne aveva il doppio di quello con la ‘pelle’ chiara.

Credit: Horváth  et al.in foto: Credit: Horváth  et al.

Perché il manichino a strisce si è salvato. Secondo Horváth e gli altri tre autori della ricerca, i dottori Ádám Pereszlényi, Susanne Åkesson e György Kriska, la ragione per cui il pattern zebrato può proteggere dalle punture risiederebbe nel fatto che spezza la polarizzazione della luce riflessa dal corpo, facendo credere agli insetti che non stanno affatto osservando una possibile ‘preda’. “I bodypaintings tradizionali con i loro tipici motivi a strisce bianche sulla superficie scura del corpo hanno il vantaggio di scoraggiare le mosche succhia-sangue perché questi modelli non sono attraenti per questi insetti parassiti”, hanno dichiarato gli autori dello studio. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Royal Society Open Science.

Fonte: I tatuaggi zebrati tengono lontani mosche, zanzare e altri parassiti succhia sangue

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