Seed & Round A. Qualcosa era successo

Un interesse per gli investimenti tecnologici che non si vedeva dagli anni della bolla dotcom ha portato ad un consolidamento tra i fondi di Venture Capital che investono in “round A”. I fondi sono diventati più grandi e per preservare i ritorni senza moltiplicare a dismisura i loro costi di investimento sono costretti a fare operazioni più grandi rispetto a qualche anno fa. Sta avvenendo uno spostamento verso l’alto dei fondi di VC tradizionali: cercano infatti startup meno rischiose, più solide, più mature e più vicine ad un nuovo round di finanziamento. Il paradosso è che alle volte…

Seed & Round A. Qualcosa era successo

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Un interesse per gli investimenti tecnologici che non si vedeva dagli anni della bolla dotcom ha portato ad un consolidamento tra i fondi di Venture Capital che investono in “round A”. I fondi sono diventati più grandi e per preservare i ritorni senza moltiplicare a dismisura i loro costi di investimento sono costretti a fare operazioni più grandi rispetto a qualche anno fa.

Sta avvenendo uno spostamento verso l’alto dei fondi di VC tradizionali: cercano infatti startup meno rischiose, più solide, più mature e più vicine ad un nuovo round di finanziamento. Il paradosso è che alle volte c’è la possibilità di raccogliere capitali dai VC: troppi. La taglia minima dell’investimento per molti fondi è diventata di 6 milioni o più e per qualcuno questo può voler dire più liquidità di quanta sia necessaria e allo stesso tempo una diluizione eccessiva in un momento troppo precoce. Questo fenomeno, che qualcuno chiama “Series A Crunch”, ha aperto le strade a nuove modalità di finanziamento per quelle startup che hanno già ricevuto un “seed” ma non sono ancora pronte o non hanno ancora convenienza a ricevere un round di investimento “istituzionale”.

Paul Martino, managing director di Bullpen Capital e prima fondatore di quattro aziende tech, descrive su Techcrunch quali sono le possibilità per finanziarsi prima di un “round A”.

Fondi di Micro VC

I fondi di grandi dimensioni (sopra i 100 milioni di dollari) non possono investire cifre troppo piccole. Quelli meno grandi possono avere interesse a fare investimenti nell’ordine dei due o tre milioni.

Equity crowdfunding

Il proliferare delle piattaforme di crowdfunding come AngelList, Indiegogo, Crowdtilt e Kickstarter danno l’opportunità ai Ceo di usare internet per sfruttare le più disparate opzioni di raccolta del capitale. Difficilmente col crowdfunding si potranno finanziare interi “round” ma questi strumenti possono essere utili per completare o ampliare marginalmente una tornata di investimento.

Finanziamenti ponte

Tipicamente si tratta di fondi conferiti da investitori che hanno partecipato al “seeding” dell’azienda. Spesso si tratta di familiari o amici visto che la maggior parte dei fondi che fanno investimenti “seed” non prevedono un secondo investimento senza che nel frattempo altri investitori esterni abbiano a loro volta contribuito.

Investitori strategici

Quella di un investitore strategico non è una possibilità per tutti. Alcune startup che hanno costruito tecnologie o Api interessanti per un’azienda più grande possono però sperare che sia proprio lei ad avere interesse a finanziarle. Il fulcro può essere una licenza sulla tecnologia o l’interesse a fare dei test o altre forme ancora di partnership. Questa opzione a volte può essere un vero jolly quando si riescono a fare accordi per un investimento nella sviluppo della tecnologia che non diluisca il peso dei primi finanziatori. Con il proliferare di VC e acceleratori aziendali questo tipo di investimenti strategici sta diventando più comune giorno dopo giorno.

Svolta verso i ricavi

E’ una prassi ormai diffusa quella di creare una base di utenti più grande possibile prima di preoccuparsi in qualche modo di monetizzarla. L’idea è che una volta raggiunta una certa dimensione sarà più facile trovare un modello di business efficace. Ma se questo non è il vostro caso? Se siete ancora lontani dai grandi numeri? Un’opzione è quella di puntare da prima sui ricavi e così guadagnare tempo. Il lato negativo è che facendo in questo modo si rallenta la crescita della base di utenti e si diventa irrimediabilmente meno attraenti agli occhi dei VC che cercano invece tassi di crescita più importanti.

Il “Round A” piccolo

E poi c’è l’opzione a cui Paul Martino lavora: round A di piccole taglia. Il suo fondo e Venture51, con cui spesso coinveste, sono per esempio due VC con questa impostazione: cercano startup già forti di un prodotto con riscontri positivi in questa terra di mezzo tra seed e “round A”. Martino, che si muove con Bullpen Capital in queste operazioni da qualche anno, dice di vedere una crescente concorrenza con più fondi che stanno arrivando in questo nuovo spazio lasciato libero dallo spostamento di molti verso deal più grandi.

Federico Invernizzi è su Twitter.

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