Con l’arrivo dell’autunno, una delle principali attività degli agricoltori italiani è legata alla raccolta e spremitura delle olive. Quest’anno in tutta l’Italia si è verificata una crisi a livello nazionale, con un conseguente calo di produzione pari al 30%; crisi che colpisce l’Italia in misura notevole anche se minore rispetto ad altri paesi europei come la Spagna. A livello mondiale, il quantitativo di olio in produzione per il 2014 scende in totale del 17 percento.

Questi dati allarmanti vengono direttamente dalla Coldiretti, che ha evidenziato anche un possibile aumento per la prossima stagione, dei prezzi legati all’olio extravergine.

Le cause della drastica diminuzione di olio

In Italia, oltre ad eventi climatici che hanno inficiato una ricca produzione di olive, quest’anno sono state molto diffuse patologie particolari che hanno colpito numerose coltivazioni in quelle regioni che sono sempre ai primi posti per ciò che concerne la vendita dell’olio, in primis quello extravergine: Puglia e Abruzzo in particolare hanno vissuto una estate infernale, ma è il Salento ad aver subito i danni maggiori principalmente a causa di eventi meteo fuori dalla norma. In Toscana, invece, la produzione seppur minore resta comunque nella norma, e la vendita di olio extravergine di oliva non sembra compromessa.

A differenza degli altri paesi del Mediterraneo, l’altra grande nazione esportatrice di olio in tutta Europa, ovvero la Grecia, ha visto un’ottima ripresa rispetto alla scorsa stagione, pessima sotto ogni punto di vista. Un raccolto talmente abbondante da arrivare quasi a togliere il primato al nostro paese.

Per coprire il fabbisogno del mercato, potrebbe esserci una vera e propria invasione da parte di paesi come il Nord Africa ed il Medio Oriente: il rischio però e di avere a che fare con qualità di olio prodotte secondo standard e regolamenti diversi dai nostri; requisiti di qualità inferiori che potrebbero portare sulle nostre tavole prodotti poco sicuri. La prima operazione da fare, a livello di marchio, è quella di non spacciare come Made in Italy l’olio che andiamo ad importare (il nostro paese, paradossalmente, oltre ad essere uno dei principali produttori di olio di oliva, è anche uno dei massimi importatori, con oltre 460 mila tonnellate all’anno).

Per evitare dunque rischi di frode, oltre a rivolgersi eventualmente a produttori locali di fiducia, sarebbe il caso di far applicare le modifiche alla legge cosiddetta “salva olio” approvata ad inizio 2013 proprio su continua richiesta della Coldiretti, al fine di combattere casi di frode e dare maggior valore alle produzioni locali di extravergine.

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