Alla scoperta dei falsi con il DNA Barcoding e la topografia morfologica

Un tempo alla parola falso si associava, molto spesso, il termine “d’autore” che riconduceva all’idea della contraffazione di opere d’arte spacciate e commercializzate, poi, per originali.

Oggi lo scenario della contraffazione è radicalmente cambiato e gli ambiti commerciali in cui si riscontra il maggior numero di “falsi” sono quello della moda (ed abbigliamento in genere) e quello alimentare.

Se nel caso della moda/abbigliamento è relativamente semplice individuare il marchio “tarocco” o accorgersi della scarsa qualità di un tessuto e dei pigmenti utilizzati per la colorazione o delle imperfezioni sartoriali, nel caso della contraffazione alimentare, spesso, il momento della scoperta coincide con il momento del consumo. E’ molto difficile rendersi conto di aver acquistato un alimento “falso”, cioè un alimento le cui origini e specificità non corrispondono a quanto dichiarato dal produttore/venditore, che nella forma, colore, consistenza ed odore risulta perfettamente simile “all’originale” sano e genuino.

Per comprendere meglio la dimensione del problema consideriamo, come afferma Massimo Labra, docente dell’Università di Milano Bicocca e cofondatore di ZooPlantLab, che “nell’80% dei casi il palombo acquistato in pescheria in realtà è un’altro tipo di squalo (smeriglio n.d.r.), meno pregiato”.

In questo panorama confuso è la scienza a venire in aiuto ai consumatori attenti, attraverso una nuova tecnica, per l’identificazione degli alimenti, definita DNA Barcoding.

La DNA Barcoding è una tecnica, introdotta dal biologo canadese Paul Herbert, che permette di scoprire una frode alimentare attraverso l’analisi del codice genetico, ed il risultato è garantito sia che l’indagine riguardi un singolo alimento sia che si tratti di una ricetta articolata, si può, ad esempio, individuare la carne di cavallo in un ragù di vitello.

Essa si basa sull’esame di piccoli frammenti di Dna, che è presente in tutti gli esseri viventi con una sequenza univoca, in pratica, come un codice a barre che permette di individuare caratteristiche ed origine di qualunque alimento o ingrediente.

Questa tecnica permette di sapere se il pistacchio di Bronte che stiamo mangiando è effettivamente pistacchio di Bronte o se il miele, che stiamo dando a nostro figlio, è di importazione ma spacciato per italiano e biologico.

Naturalmente perché questa tecnica sia funzionale ed utilizzabile su larga scala è necessario costituire una banca dati che raccolga i DNA di tutti gli ingredienti utilizzati nell’industria alimentare.

Ma l’attenzione della scienza verso la genuinità degli alimenti non si ferma qui, infatti, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, sta effettuando le prove, nei suoi laboratori dell’AgriTecLab, di un dispositivo in grado di riconoscere gli alimenti in base alla loro conformazione, utilizzando le stesse tecniche che vengono utilizzate in biometria per il riconoscimento dei volti sulla base della loro topografia (topografia facciale n.d.r.).

Questo dispositivo integrato con una fotocamera o con una telecamera analizza la morfologia del prodotto e lo confronta con quella che dovrebbe essere la sua morfologia standard.

Il dispositivo, per esempio, è in grado di distinguere una vongola filippina, simili alle nostre vongole ma di qualità inferiore, da una vongola verace italiana, distinguendo le diversità fra le rugosità del guscio e il colore dello stesso.

L’augurio da farsi è che presto questo sistema si possa integrare con le tecnologie degli smartphone, entrati ormai a far parte della dotazione standard di ogni consumatore di nuova generazione, in modo da poter sempre contare su un sistema di riconoscimento degli alimenti da utilizzare prima dell’acquisto.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi