Altro che digitale, 99 volte su 100 la scuola italiana ama la carta

Che cosa succede quando un bambino cade durante l’ora d’educazione fisica a scuola? Si compila una carta. Che si fa per andare a visitare i fontanili nel paese accanto alla scuola? Si compila un’autorizzazione e si attende il visto sempre cartaceo. E se si rompe la maniglia della porta della classe? Si fa una segnalazione, sempre prendendo foglio e penna. In media il faldone di permessi, autorizzazioni, visti, in ogni scuola italiana supera i cinquanta documenti. Sulle cattedre dei maestri e nell’aula insegnanti non manca mai la carpetta con le famose circolari. Chi non se le …

Altro che digitale, 99 volte su 100 la scuola italiana ama la carta

Che cosa succede quando un bambino cade durante l’ora d’educazione fisica a scuola? Si compila una carta. Che si fa per andare a visitare i fontanili nel paese accanto alla scuola? Si compila un’autorizzazione e si attende il visto sempre cartaceo. E se si rompe la maniglia della porta della classe? Si fa una segnalazione, sempre prendendo foglio e penna.

In media il faldone di permessi, autorizzazioni, visti, in ogni scuola italiana supera i cinquanta documenti. Sulle cattedre dei maestri e nell’aula insegnanti non manca mai la carpetta con le famose circolari. Chi non se le ricorda? Ci sono da quando eravamo noi bambini: il primo della classe, in genere, aveva il delicato compito di portarle da una classe all’altra. Non è cambiato nulla.

In Italia il peso della burocrazia (circolari, note, decreti, ecc) nella scuola non ha eguali in Europa. Nel 2010, la produzione amministrativa del ministero dell’Istruzione è stata di 512 provvedimenti, nel 2011 è stato di 486 provvedimenti. Stesse cifre nel 2012. “Quasi due al giorno – secondo la Uil – a cui vanno ad aggiungersi quelli regionali, provinciali, comunali: inviati è vero per via telematica, ma stampati e protocollati giornalmente nelle scuole”.

Siamo lontani dalla dematerializzazione e dall’efficienza. Nelle nostre scuole abbiamo ancora i libretti con le giustifiche, le verifiche con i fogli a protocollo e i registri. Si stampa tutto. Si archivia tutto.

carta scuola

Basti pensare che la maggior parte dei docenti ogni anno stampa migliaia di fogli, chiamati programmazione curriculare, quando sarebbe molto più semplice digitalizzare il tutto. L’esperienza è confermata dai dati che Kion, società del Cineca, specializzata in tecnologia per la didattica, ha presentato sul livello di utilizzo dei supporti digitali. Solo il 2% delle scuole intervistate (200) usa un sistema di gestione documentale. Secondo i presidi il maggiore ostacolo a questo processo è dovuto alla mancanza di dotazioni tecnologiche (28%), seguita a breve distanza dai costi elevati (24%). Solo un 22% dei capi d’istituto ammette che esistono ancora resistenze interne al cambiamento. Basta frequentate un collegio docenti per comprendere quest’ultimo dato: la necessità di una formazione digitale per gli insegnati e non solo (collaboratori scolastici e addetti alle segreterie ne avrebbero altrettanto bisogno) è una priorità! Non è normale, infatti, che un’impiegata chieda ad un insegnante come si scrive “gmail”.

Intanto il 98% dei dirigenti afferma di essere al corrente del processo progressivo di dematerializzazione degli archivi cartacei delle pubbliche amministrazioni ma interrogati su quale sia il livello di digitalizzazione della propria scuola solo il 58% ha ritenuto “elevato” quello relativo al registro di classe e il 44% quello delle comunicazioni con le famiglie.

Resta molta strada da fare sul tema dei certificati degli studenti e degli archivi delle verifiche visto che su quest’ultima questione solo il 13% degli intervistati ha considerato elevato il processo in corso nel suo istituto.

Rispetto all’Europa, le scuole italiane restano un fanalino di coda anche secondo la Commissione Ue sull’uso delle tecnologie digitali negli istituti. Il report, recentemente pubblicato dall’organismo europeo, ci fornisce una fotografia eloquente: i paesi Scandinavi hanno le scuole meglio attrezzate mentre l’Italia resta con la Romania, la Grecia, l’Ungheria, la Polonia e la Slovacchia tra quei Paesi considerati inadeguati. L’Italia ha la percentuale più bassa in Europa di studenti con accesso a un personal computer mentre per quanto riguarda la percentuale di scuole senza banda larga è tre volte al di sopra della media Ue. Lo stesso commissario Ue all’educazione, Androulla Vassiliou ha detto che “l’Europa non ritornerà a crescere se non potrà contare su studenti e lavoratori altamente competenti nell’uso delle nuove tecnologie, che possano contribuire all’innovazione e all’imprenditorialità”.

Bologna, 2 febbraio 2014
Alex Corlazzoli

Per questo post si ringrazia:

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