#chewifi Venezia, la rete libera dai canali al Cupolone

Sembra roba da niente per una pubblica amministrazione decidere una mattina di farsi alfiere dell’internet pubblica e mettersi a installare hot spot Wi-Fi qua e là. Ma non lo è neanche per sogno. Non lo è nemmeno adesso; figuriamoci nel 2007, quando il Comune di Venezia ha avviato il progetto “Venezia città tecnologica: infrastrutture e servizi per la città”, basato su soluzioni a larga banda fissa e wireless. «Non è stato facile, perché nella pubblica amministrazione si lavora seguendo la norma: ogni cosa trova puntuale fondamento in una legge, in un regolamento, in una delibera e …

#chewifi Venezia, la rete libera dai canali al Cupolone

Sembra roba da niente per una pubblica amministrazione decidere una mattina di farsi alfiere dell’internet pubblica e mettersi a installare hot spot Wi-Fi qua e là. Ma non lo è neanche per sogno. Non lo è nemmeno adesso; figuriamoci nel 2007, quando il Comune di Venezia ha avviato il progetto “Venezia città tecnologica: infrastrutture e servizi per la città”, basato su soluzioni a larga banda fissa e wireless. «Non è stato facile, perché nella pubblica amministrazione si lavora seguendo la norma: ogni cosa trova puntuale fondamento in una legge, in un regolamento, in una delibera e così via», racconta Maurizio Carlin, direttore Programmazione e Controllo del Comune. Bisogna andare oltre la norma già scritta per progettare un futuro insospettabile per tanti, ma già emergente sotto forma di indizi per i pochi che li sanno vedere. È la formula dell’innovazione, la stessa di Steve Jobs e l’iPhone, ma per una pubblica amministrazione e in Italia è un altro paio di maniche.

«Ripensare il modo di essere al servizio dei cittadini partendo solo dal “così mi sembra logico” non è sufficiente. Mettere a disposizione le informazioni sul web, garantire l’accesso ai servizi a distanza, permettere la navigazione internet in mobilità sono state sfide», dice Carlin. Sfide diventate un investimento da 12 milioni di euro per portare banda larga fissa e mobile in laguna, per uffici pubblici, cittadini e turisti. Ora sono 38mila i cittadini e 10.500 i “city users” (persone che vivono a Venezia per studio o lavoro) registrati al servizio Wi-Fi. A questi si sommano i 4.624 turisti che hanno usato la rete: sono i soli a pagarla (il Comune ha incassato 59.489 euro nel 2012). «Dal 2009 il Canal Grande è la “strada d’acqua” più famosa al mondo totalmente coperta da antenne Wi-Fi che permettono di navigare». La stessa rete – che poggia su 126 km di cavi di dorsale, 144 fibre ottiche e 58 km di cavi di rilegamento – è usata anche per interconnettere le sedi universitarie e scientifiche, dare accesso alle sedi Actv e gli imbarcaderi utilizzati per l’attracco dei vaporetti in centro storico, per i servizi di videosorveglianza e per l’uso di servizi informatici (anche VoIP e cloud) della pubblica ammiistrazione.

Ma Venezia era il seme di qualcosa più grande. Il Comune è stato tra i fondatori – con la Provincia di Roma e la Regione Sardegna – del progetto Free Italia Wi-Fi: reti federate di varie pubbliche amministrazioni a cui gli utenti possono accedere gratis con un singolo account. Adesso la federazione ha raggiunto 517.440 utenti e 2.707 hot spot (tra gli altri hanno aderito poi i Comuni di Torino, Genova e Pisa la Regione Friuli Venezia Giulia e la Provincia di Firenze).

Carlin racconta com’è nato tutto. Un passo alla volta, come spesso capita con le innovazioni che violano i precedenti paradigmi mentali. Si posa un mattone, si spera non cada, poi ci si accorge che gli utenti non si accontentano e ne vogliano un altro e un altro ancora. Fino a comporre, così, senza quasi accorgersene, una casa laddove prima c’era il deserto.

Il primo mattone data 3 luglio 2009: «Su un vaporetto sono saliti autorità, cittadini, giornalisti, e soprattutto le Calamite, un gruppo di nonnine digitali, che con i loro portatili hanno dato dimostrazione che il tutto funzionava». Insomma, come a dire: se ce la facevano loro a utilizzarlo… In realtà dietro c’era già l’idea che Wi-Fi significa internet a tutti, internet diffuso tra la gente; la speranza di farlo penetrare nel nostro dna di italiani che, spesso, con il digitale non hanno un rapporto tanto sereno.

«L’iniziativa è stata ripetuta nei due compleanni successivi e per l’occasione sono stati presentati i servizi che nel corso dell’anno precedente il Comune di Venezia e Venis, il suo braccio tecnologico, avevano realizzato». Subito la popolazione ha avuto un ruolo attivo «Il primo centinaio di access point ha trovato collocazione in seguito ad un sondaggio fatto in Rete e rivolto ai più giovani dei nostri concittadini (età compresa tra i 15 e i 25 anni): la partecipazione è stata notevole. Oltre ai luoghi simbolo, come Piazza San Marco e il ponte di Rialto, sono stati scelti i luoghi pubblici più frequentati (a Venezia i “campi” e in terraferma le piazze e i parchi pubblici) e il tutto si è concluso con la premiazione di due segnalatori a cui l’Amministrazione ha regalato un pc portatile», dice Carlin.

«Gli iscritti al servizio via via aumentavano e crescevano le esigenze di garantire nuovi hot spot in tutto il territorio che, ricordo, non è solo acqua e isole, ma anche una vasta area in terraferma. Soprattutto emergevano richieste da parte di quei cittadini che vivono nelle aree periferiche del Comune e che raramente sono serviti dagli operatori di TLC». Adesso c’è stata la svolta concettuale.

«Qui è iniziato il pensiero che si stava erogando, attraverso Venis, un vero e proprio servizio di interesse generale ad una comunità che voleva superare il deficit digitale dovuta alle carenze infrastrutturali».

Ecco perché «abbiamo cominciato ad aprire i primi centri di alfabetizzazione informatica: ora siamo arrivati a sette anche grazie ai contributi FESR erogati, in seguito alla partecipazione ad apposito bando, dalla Regione Veneto».

Proprio l’attività sul fronte dei bandi europei ha portato a contatto il Comune di Venezia e la Provincia di Roma, in quanto partner del progetto I-SPEED (Information Society Policies for Sustainable European Economic Development), dove Venezia era leader del progetto. «Durante un momento conviviale con Francesco Loriga e Gian Paolo Manzella della Provincia di Roma sono state gettate le basi per quella grande intuizione che sarà Free Italia WiFi».

Con il progetto Free ItaliaWiFi è possibile navigare gratis non solo nelle aree WiFi pubbliche della propria città, ma anche nelle altre reti Wi-Fi delle amministrazioni che hanno aderito alla rete nazionale. Il primo lancio è stato fatto a Roma il 30 novembre 2010, a Palazzo Valentini, con la sottoscrizione di un Accordo di Collaborazione sulla Cittadinanza Digitale, tra il Comune di Venezia, la Provincia di Roma e la Regione Sardegna dando così vita alla prima rete Wi-Fi nazionale delle pubbliche amministrazioni. Dopo un periodo di “prove tecniche” da parte di Venis e Caspur il 9 settembre 2011 il progetto è decollato definitivamente: l’evento pubblico ha trovato ospitalità al Lido di Venezia durante la 68esima Mostra del Cinema.

E si continua: «anche nel piano degli investimenti 2013, Venezia ha inserito interventi legati all’implementazione della dorsale a banda larga di proprietà del Comune sia in centro storico che in terraferma (puntando a collegare le isole e le aree periferiche). Ciò permetterà, conseguentemente l’installazione di nuovi access point», chiude Carlin.

Roma, 15 luglio 2013

ALESSANDRO LONGO

Per questa notizia si ringrazia:

Che Futuro! » Agenda Digitale

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