Cristiano Vitolo: sono uno startupper e non sono una bolla

In questi giorni si è discusso molto di uno scontro che c’è stato tra due nomi noti del mondo digitale. Ma non ho intenzione di soffermarmi su questo, bensì sul fatto che, per l’ennesima volta, si è colta l’occasione per criticare il panorama delle startup. Il botta e risposta è stato alterato, gonfiato e strumentalizzato per dire le solite cose su questo mondo che oramai sembra essere sulla bocca di tutti. Mi fa sempre specie quando leggo alcuni commenti che descrivono il concetto di startup come la nuova bolla della new-new-economy. Ti ricordano che, se …

Cristiano Vitolo: sono uno startupper e non sono una bolla

In questi giorni si è discusso molto di uno scontro che c’è stato tra due nomi noti del mondo digitale. Ma non ho intenzione di soffermarmi su questo, bensì sul fatto che, per l’ennesima volta, si è colta l’occasione per criticare il panorama delle startup. Il botta e risposta è stato alterato, gonfiato e strumentalizzato per dire le solite cose su questo mondo che oramai sembra essere sulla bocca di tutti.

Mi fa sempre specie quando leggo alcuni commenti che descrivono il concetto di startup come la nuova bolla della new-new-economy. Ti ricordano che, se sei uno startupper, vivi in un sogno fatto di illusioni, ti sottolineano che non diventerai come Mark Zukerberg e concludono con il colpo di scena, svelandoti (credendo di aver dato la notizia bomba) che il vero business non sono le idee delle startup, ma tutto ciò che ci gira intorno.

Vorrei tranquillizzare queste persone, spiegando che il concetto di startup è più vecchio di loro e che personalmente (da startupper) leggo questo concetto per quello che è: Startup = Azienda, o meglio neo-azienda. Banale? Certo, ma forse con una traduzione letterale, i più scettici potrebbero esorcizzare questo neologismo, trattandolo per ciò che realmente è.

Detto ciò, cosa significa che “non diventerò mai come Mark Zuckemberg”? Dovrebbe essere un buon motivo per farmi smettere di credere e investire nella mia idea? Ho il serio dubbio che sia l’aspetto digital a distorcere la visione dei più, perché se queste persone capissero che stanno dicendo a un promettente stilista che non diventerà mai come Giorgio Armani, o a un giovane falegname che non avrà mai il successo di Mr. Ikea, probabilmente si renderebbero conto che la loro affermazione lascia un po’ il tempo che trova. Del resto molte startup lavorano felici (e con profitto) nel loro piccolo, senza necessariamente rendere i loro fondatori milionari.

Con questo non voglio descrivere il nostro ambiente come fatto di sole rose e fiori, perché maggiori sono le opportunità, più grandi sono le insidie e più frequenti sono le persone che ne approfittano. Ma credo che la maggior parte di questi neo-imprenditori non si illuda perché, una volta entrati nel contesto, alcune cose sono chiare fin da subito.

Per prima cosa, il concetto di acceleratore e incubatore entra subito nell’ottica, e spesso anche nella strategia, di una startup. Perché la startup è un’impresa come le altre e come tale non può reggersi solo su un’idea, se alla base non c’è un valido business plan, un’opportuna strategia di marketing e una corretta gestione delle problematiche quotidiane, tipiche di una comune azienda. La differenza rispetto a quanto hanno vissuto i nostri padri è che l’attenzione che c’è oggi sul tema porta istituti, più o meno noti, a fornire una formazione gratuita per avviare e gestire la propria azienda. È sbagliato approfittarne? Credo proprio di no.

E ancora: si parla subito di investimenti. Ma non di finanziamenti erogati da enti statali senza una reale conoscenza del progetto e della sua validità commerciale, bensì di persone e aziende reali che, malgrado si chiamino “angels”, non investono per opera pia, ma perché credono realmente nelle potenzialità dell’idea in cui investono e nella possibilità di ricavarne degli utili. Chi punta a ricevere un investimento sa bene che non si tratta di un Superenalotto della serie “prendi i soli e scappa”, bensì di qualcosa che gli comporterà altro lavoro e altro sudore, e al tempo stesso gli aprirà delle porte per le quali la sua sola idea non sarebbe stata sufficiente. È sbagliato sfruttare tali possibilità? Credo ancora di no.

Insomma, in una nazione in cui le istituzioni non rispondono neanche alle email, si sta cercando di creare un ecosistema di persone reali che si attivano e collaborano per risolvere problemi reali, aiutando le aziende a nascere, svilupparsi e crescere come normalmente dovrebbero. Ed il “cambiamo tutto” di qualcuno, io lo interpreto come “facciamo le cose come dovrebbero essere fatte”, visto che siamo oramai abituati a pensare che la difficoltà sia la norma e la semplicità il cambiamento.

Salerno, 28 luglio 2013

CRISTIANO VITOLO

Per questo post ringraziamo:

Che Futuro! » Startup Italia

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