Delli Noci: “Perché da assessore auspico una rete di hacker per sabotare la pubblica amministrazione”

Forte della indubbia posizione privilegiata che rivesto, anche rispetto alla possibilità di osservare l’evoluzione delle azioni in favore della dematerializzazione della macchina burocratica, sento di dover intervenire sull’importante questione dell’agenda digitale, vero motore dell’innovazione italiana, e sulle importanti implicazioni che essa può avere non soltanto nel settore dell’innovazione tecnologica, ma anche e soprattutto a livello di sviluppo culturale e sociale. Partiamo da un assunto di base, che non può in alcun modo essere contraddetto: l’agenda digitale non è un vezzo, un capriccio del tecnologo di turno o del politico innovativo; è, al contrario, una …

Delli Noci: “Perché da assessore auspico una rete di hacker per sabotare la pubblica amministrazione”

Forte della indubbia posizione privilegiata che rivesto, anche rispetto alla possibilità di osservare l’evoluzione delle azioni in favore della dematerializzazione della macchina burocratica, sento di dover intervenire sull’importante questione dell’agenda digitale, vero motore dell’innovazione italiana, e sulle importanti implicazioni che essa può avere non soltanto nel settore dell’innovazione tecnologica, ma anche e soprattutto a livello di sviluppo culturale e sociale.

Partiamo da un assunto di base, che non può in alcun modo essere contraddetto: l’agenda digitale non è un vezzo, un capriccio del tecnologo di turno o del politico innovativo; è, al contrario, una scelta obbligata, imprescindibile, che le pubbliche amministrazioni, le aziende e l’intero sistema economico non possono più omettere, né tantomeno trascurare. Innanzitutto, sul piano unicamente pratico, l’agenda digitale, se ben predisposta e regolata, può portare benefici tangibili a tutti, dalle pubbliche amministrazioni alle aziende fino anche al singolo cittadino, che usufruirebbero dei benefici derivati dalla digitalizzazione dei processi e dalla riduzione dei costi della burocrazia. Una serie di servizi che garantirebbero un miglioramento della qualità della vita del cittadino nel suo complesso e assicurerebbero, di converso, il rilancio della crescita e della competitività del paese.

In tutto questo processo, oserei dire rivoluzionario, il vero unico grande investimento da fare sarebbe quello relativo agli sforzi per abbattere la resistenza al cambiamento, grande limite ed ostacolo a qualsiasi processo di rinnovamento culturale. L’Agenda digitale, infatti, è anche cultura digitale, nella accezione più ampia del termine, soprattutto in un paese in cui la consapevolezza di poter realizzare un cambiamento, che non si esaurisce in una digitalizzazione dei processi ma che coinvolge tutte le sfere del quotidiano, è ancora troppo debole e necessita di una profonda azione di alfabetizzazione che deve coinvolgere tutti gli attori e le componenti della società.

Per questo motivo, in un ottica più globale di rinnovamento sociale, le azioni che determinano l’importante processo dell’agenda digitale non si possono ridurre ad una mera distribuzione di fondi o servizi, ma devono poter garantire lo snellimento di processi, la attuazione di nuovi progetti innovativi, e, in primis, la formazione di una coscienza collettiva che aspiri ad un cambiamento radicale e duraturo. Il percorso formativo che partirà a breve a Lecce “Gli innovatori delle PA”, finanziato dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani, e organizzato di concerto con il Politecnico di Milano, l’Associazione Wikitalia ed il Distretto Tecnologico Dhitech Scarl nasce proprio da questa convinzione e nella consapevolezza che occorre favorire la formazione e il percorso di una nuova classe politica dirigente, che abbia basi di conoscenza condivisa sui temi della agenda digitale, ma che soprattutto aspiri a creare una comunità di innovatori.

Questi innovatori, che ho denominato hacker della pubblica amministrazione, debbono poter produrre quel cambiamento, procedurale e sociale, di cui abbiamo urgente bisogno, che coinvolga non solo le sfere della politica, che definisce il processo decisionale, ma l’intera pubblica amministrazione. Qualcuno ha scritto “finchè la PA ti giudica per le procedure, l’innovatore sarà sempre un disobbediente”. Il processo che abbiamo attivato in questi mesi, che vede nel percorso di formazione uno dei suoi punti cardine, auspica proprio a creare una rete di disobbedienti, che possano sabotare gli ingranaggi dall’interno delle PA e del potere, scevri dalle catene delle logiche procedurali.

Lecce, 3 aprile 2014
Alessandro Delli Noci
Assessore all’Innovazione Tecnologica del Comune di Lecce

Per questa news ringraziamo:

Che Futuro! » Agenda Digitale

e vi invitiamo a continuare la lettura su:

Delli Noci: “Perché da assessore auspico una rete di hacker per sabotare la pubblica amministrazione”

Delli Noci: “Perché da assessore auspico una rete di hacker per sabotare la pubblica amministrazione”

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi