Dermasilk e altre 2 aziende d’eccellenza del made in Italy per vincere l’oro in tutti gli sport

Quando il 7 febbraio scorso la delegazione italiana è entrata nello stadio olimpico di Sochi per la cerimonia inaugurale dei Giochi gli azzurri hanno vinto la prima medaglia: vestisti da Armani hanno vinto la gara dell’eleganza contro gli Usa by Polo Ralph Lauren, la Francia by Lacoste e la Svezia by H&M, per citare solo i marchi principali partecipanti a quel contest particolare che e’un grande evento sportivo. Quando il 23 febbraio sono terminati i Giochi, l’Italia col suo non ricchissimo bottino di 8 medaglie si è trovata sorpassata dai paesi meno eleganti citati sopra, e pure da tanti …

Dermasilk e altre 2 aziende d’eccellenza del made in Italy per vincere l’oro in tutti gli sport

Quando il 7 febbraio scorso la delegazione italiana è entrata nello stadio olimpico di Sochi per la cerimonia inaugurale dei Giochi gli azzurri hanno vinto la prima medaglia: vestisti da Armani hanno vinto la gara dell’eleganza contro gli Usa by Polo Ralph Lauren, la Francia by Lacoste e la Svezia by H&M, per citare solo i marchi principali partecipanti a quel contest particolare che e’un grande evento sportivo.

Quando il 23 febbraio sono terminati i Giochi, l’Italia col suo non ricchissimo bottino di 8 medaglie si è trovata sorpassata dai paesi meno eleganti citati sopra, e pure da tanti altri a dire il vero. Ma questa è la contabilità sportiva, il bilancio del nostro Comitato Olimpico che ancora una volta si è dimostrato il più elegante, e che una volta di più non è riuscito a essere il più efficace come pure lo ha immaginato Giovanni Malagò durante la sua campagna per diventare presidente del Coni: “Dobbiamo – diceva –essere la casa dello sport, la Confindustria di un settore in piena salute che non conosce crisi”.

Non parlava solo di sport, Malagò, parlava di PIL, di aziende magari non di dimensioni grandissime ma leader nel loro settore, di un made in Italy legato non solo al fashion, di appassionati, certo, e pure di tanti professionisti e volontari impegnati nel settore, quella Destinazione Sport che Letta ha indicato al Paese come indirizzo per la crescita sociale e in salute, in una parola come risorsa per l’Italia. E infatti gli azzurri di Destinazione Sport che pure non sfilano compatti, non ancora riconosciuti, nérappresentati dal Coni, hanno vinto i loro Giochi Olimpici.

Cominciati, come ogni grande business, con anni di anticipo. Quelli ad esempio spesi da un gruppo di ragazzi di Bologna che hanno avuto un’intuizione: la loro Lifeinaclick segue il viaggio della torcia olimpica e garantisce a ogni tedoforo il ricordo più ambito, non essendo possibile a tutti l’acquisto di una torcia, ovvero una fotografia di un momento irripetibile. Un software aggancia ogni tedoforo a un codice così non ci sono problemi per la privacy, e a maggior ragione non ci sono stati in Russia. Oppure quelli pesi dallo Studio Zoppini di Milano che disegna impianti sportivi. A Sochi ha disegnato Adler Arena e Iceberg Palace, sta già lavorando per l’Oval del 2018, un progetto che vale 60 milioni di euro di costi di costruzione, e sta lavorando pure per la candidatura polacca per i Giochi del 2022. Proprio dalla Polonia, spiega Alessandro Zoppini, arriva via Germania una lezione che in ambito sportivo vale quanto una finale per la medaglia d’oro persa in volata: ”Avevamo vinto il premio per il miglior design per lo stadio di Wroclaw, poi l’assegnazione del premio è stata sospesa e l’incarico affidato a un gruppo tedesco. Il perché è semplice: loro si sono presentati in team, progettista, costruttore, banca finanziatrice”.

Dunque, il primo suggerimento, che dovrebbe essere naturale parlando di sport: non serve nemmeno inseguire le intuizioni, i brevetti, basterebbe praticare un sano gioco di squadra. Quello che gli inglesi hanno adottato appena finiti i Giochi di Londra: hanno imbarcato le aziende che avevano contribuito al successo delle Olimpiadi 2012 e le hanno portate in Brasile appena un mese dopo. Non servivano biglietti da visita, bastavano i ricordi.

I ricordi e le suggestioni, le emozioni insomma, il materiale su cui lavora Marco Balich, l’italiano che, come lui stesso dice, è entrato in quella ristretta Hall of Fame, il club riservato dei creativi che realizzano il più grande spettacolo del mondo, ovvero le cerimonie dei Giochi (e di altri grandi eventi ). Dirigere fino a 30 mila persone non può non essere un lavoro di squadra. Garantire che tutto vada per il meglio significa allenamenti e fiducia nei propri compagni di squadra. Così a Sochi, Russia, in uno dei Paesi dove lo spettacolo è un valore riconosciuto, alla cerimonia di chiusura l’audio era curato da Agorà, un’azienda de L’Aquila, medaglia d’oro non riconosciuta nei Giochi del Business.

Giochi in cui noi italiani, pur non sfilando dietro una bandiera compatti come una delegazione, siamo proprio bravi. A Sochi erano azzurri i paletti delle gare di slalom, le reti di protezione, insomma l’hardware ( con le piste ) delle gare di sci. Ma anche i battipista. Chi ha una visione ristretta dello sport si può fermare qui, chi ha una visione allargata, come oggi bisogna avere, arriva a capire il senso della partecipazione prima e delle vittorie poi di aziende italiane che hanno partecipato alle gare per la fornitura di piante, per la costruzione di gallerie e strade, per la costruzione di centrali elettriche. Il fatturato globale del made in Italy a Sochi arriva ai 200 milioni, calcolati più per difetto che per eccesso.

C’è solo un rischio: pensare che ci sia un fatturato sportivo solo negli anni pari, quelli tradizionalmente dedicati ai grandi eventi. Invece, in un mondo globalizzato, dove ogni sport, anche l’ultimo inventato, ha un suo pubblico di praticanti fedeli ( che oltre tutto si muovono senza badare a spese, facendo crescere il business del turismo sportivo ), è anche inevitabile che ci siano spazi quotidiani per il classico genio italiano applicato in modo quasi artigianale come espressione del classico made in Italy.

Però, venendo dai Giochi Invernali, e pur andando verso i Mondiali di calcio di cui pochi sanno che l’emblema, la coppa, è un altro prodotto made in Italy, è facile riassumere riassumere con un podio tutte le eccellenze al lavoro per vincere l’oro in questa battaglia.

Primo posto: Dainese. L’azienda di Vicenza ha cominciato a lavorare con la Fis, la Federazione Internazionale dello Sci, nel 2011. Obiettivo: consegnare prima di Sochi un air bag per le competizioni sciistiche. E l’obiettivo è stato raggiunto presentando un sistema che oltre tutto è una ricca evoluzione del prototipo. Il cuore del prodotto, il cervello preferiscono dire in azienda, è un algoritmo di valutazione, la funzione che decide se sia da attivare o meno il D-air. Sono stati raccolti 700 minuti di dati e oggi l’algoritmo è capace di distinguere un salto da un atterraggio trasformatosi in incidente. Cosa e’il D-air? A essere ingenerosi è appunto un air bag che gli sciatori indossano sulla schiena, posizione che è stata identificata anche grazie a test nella galleria del vento Ferrari a Maranello. A essere rispettosi dell’impegno storico di Dainese nel motociclismo è invece un evoluzione del D-air Racing: dal 2009 ci sono state 333 cadute di piloti protetti da questo sistema e nessun trauma. Così come i traumi cerca di evitare il D-air: in 100 millisecondi dall’inizio della caduta è in grado di coprire torace, spalle, clavicola e vertebre cervicali assorbendo fino al 61% della forza dell’impatto. E ovviamente non si può trascurare che il sistema, sviluppato con gli atleti, porta dei benefici a tutti gli sciatori, compresi quelli più sprovveduti.

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Secondo posto: Raleri. In giorni in cui Luxottica annuncia di aver chiuso un accordo con Google per la produzione dei Google Glass, non è meno importante il risultato ottenuto da questa azienda di Bologna con nemmeno 10 anni di storia. Francesco Rambaldi, il fondatore, ha la passione per le moto in comune con Dainese, e una curiosita’ multidisciplinare. Al rugby c’è arrivato quasi per sfida perché il regolamento della disciplina e’molto severo, e non permette l’impiego di oggetti rigidi. I Raleri che promettono di essere protagonisti dei Mondiali dell’anno prossimo, in Gran Bretagna, sono una speciale maschera in policarbonato molto robusta, dentro la quale c’è un telaio per montare le lenti da vista”. Siccome sono indossati su un campo da rugby sono studiati per aprirsi se tirati da un avversario.

Terzo posto: Dermasilk. E’ un brevetto tutto italiano di Dino Montagner, la cui Alpetrec è a San Donà di Piave. Montagner ha studiato la seta, cioè ha lavorato su un sapere antico italiano e lo ha modernizzato. Ha lavorato sulla fibroina, la proteina fibrosa che compone l’80 per cento della seta, e l’ha trasformata in capi di abbigliamento. La fibroina di seta medicata posiede ottime qualità terapeutiche, ad esempio è consigliata pure alle donne malate di cancro per come è rispettosa della pelle. In diversi paesi europei gli indumenti realizzati con questo tessuto sono addirittura rimborsati dal servizio sanitrio nazionale o dalle assicurazioni. Le applicazioni sportive: molte di più di quante si potrebbe immaginare. E non per l’eleganza di cui parlava a proposito della cerimonia di Sochi. Provate piuttosto a immaginare di correre una maratona come piace a sempre più italiani. Si tratta, indipendentemente dallo spirito con cui sono affrontati, di 42 km e 195 metri. Calze, indumenti intimi e prima maglietta sulla pelle in Dermasilk riducono la sudorazione, favoriscono un giusto equilibrio idrolipidico perche’emollienti e lenitiva. In pratica garantiscono una prestazione migliore.

Tre casi, tre soltanto: il classico podio di una gara che premia i migliori senza deprimere tutti gli altri partecipanti. La vera innovazione sarà fare diventare così tanti”atleti”diversi una squadra, e magari una proposta buona arriverà da un altro genietto del made in Italy: Roberto Esposito, il fondatore di DeRev, ha deciso di lanciare un dipartimento dedicato specificatamente allo sport della sua piattaforma di crowfunding. Facile immaginare che avra’presto una coda lunga davanti al suo ufficio di persone interessate e mandate fino a lui dalla regola costitutiva dello sport. L’importante è partecipare.

Roma, 26 marzo 2014
Luca Corsolini

Per questo articolo si ringrazia:

Che Futuro! » Startup Italia

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