Fabio Malagnino: #chewifi in Piemonte!

Quando qualche giorno fa ho ricevuto un sms (“Ehi Fabio, facciamo gli open data del wifi. Scrivi un post sul Piemonte?) ho pensato che fosse venuto il momento di cominciare sul serio a parlare di numeri. Sono passati quasi due anni dall’approvazione della legge regionale sul “wifi libero”, la 5/2011 che ha permesso di aprire hotspot liberi e senza autenticazione in ogni sede della Regione e del Consiglio regionale. Nei due report qui sotto il numero di accessi al wifi regionale diviso per sedi del Consiglio (due su due) e sedi della Giunta già attivate (sedi degli …

Fabio Malagnino: #chewifi in Piemonte!

Quando qualche giorno fa ho ricevuto un sms (“Ehi Fabio, facciamo gli open data del wifi. Scrivi un post sul Piemonte?) ho pensato che fosse venuto il momento di cominciare sul serio a parlare di numeri. Sono passati quasi due anni dall’approvazione della legge regionale sul “wifi libero”, la 5/2011 che ha permesso di aprire hotspot liberi e senza autenticazione in ogni sede della Regione e del Consiglio regionale.

Nei due report qui sotto il numero di accessi al wifi regionale diviso per sedi del Consiglio (due su due) e sedi della Giunta già attivate (sedi degli assessorati più la sede di Bruxelles e la Reggia di Venaria – a proposito, se non ci siete mai stati non sapete cosa vi perdete!). Da qualche settimana è attivo anche un hotspot alla Biblioteca della Regione.

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Il numero delle connessioni negli ultimi cinque mesi (36.115) dimostra che c’è una forte richiesta di connessione pubblica da parte dei cittadini, a conferma che internet è sempre più un servizio ritenuto essenziale.

Inoltre, in questi mesi non sono state registrate particolari irregolarità o attività illecite. Una risposta a chi temeva, a volte strumentalmente, che l’apertura di wifi pubblici senza bizantine registrazioni avrebbe richiamato nelle sedi regionali orde di pedofili e terroristi di varia natura.

Il decreto “Fare” approvato a livello nazionale, seppur con qualche timidezza, dà un ulteriore impulso alla liberalizzazione del wifi. È vero che nei fatti cambierà poco o nulla, perché il decreto colma un vuoto lasciato dall’abrogazione del decreto Pisanu per quanto riguarda l’identificazione. In ogni caso è stato fissato un importante principio: il wifi deve essere libero. Perciò anche i piccoli esercizi commerciali, i bar, i ristoranti potranno oggi essere ancora più incentivati a dare connessione ai propri clienti.

Sicuramente si poteva avere maggiore coraggio anche sul fronte operatori wifi per i quali permane l’obbligo d’identificazione. Ma a me piace pensare al wifi un po’ come l’acqua. Se io vado al ristorante dò per scontato che in bagno o al bancone ci sia un rubinetto funzionante. Perciò è più che mai importante che il decreto abbia una ricaduta effettiva nella quotidianità delle persone, nei luoghi che frequentiamo abitualmente.

A riprova di questo, ancora qualche numero. La legge sul wifi libero prevede anche finanziamenti per i piccoli Comuni e per gli esercizi commerciali che presentano progetti o installano connessioni nel rispetto dei criteri fissati dalla normativa: internet libero, gratuito, senza limiti, senza registrazione.

È di questi giorni la pubblicazione della prima graduatoria relativa ai Comuni. Quasi 200 i progetti presentati, per un valore complessivo di gran lunga superiore alle disponibilità previste: i primi 38 riceveranno subito il contributo, che varia tra 1.600 e 7.500 euro, in base alla complessità degli interventi che saranno realizzati.

Per avere ulteriori informazioni si può visitare www.cr.piemonte.it e www.regione.piemonte.it/innovazione

Torino, 1 luglio 2013

FABIO MALAGNINO

Per questo articolo ringraziamo:

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