Falsificare il curriculum: una moda ricorrente degli italiani

Il curriculum vitae è il primo strumento utile per candidarsi a posti di lavoro. Sebbene la crisi economica ha prodotto una contrazione nel mercato, con mancate risposte alle proprie candidature, il CV continua ad essere studiato nei minimi dettagli per poter compilare un documento che sia il più appetibile possibile.

Falsificare i curriculum

Tuttavia, dalle ultime statistiche è apparso un dato un po’ inquietante, ossia che quasi il 60% delle persone falsifica il proprio documento. Un errore molto grave rispetto alla guida standard su come fare un curriculum: questo perchè le informazioni “inventate” comunque verranno a galle nel colloquio conoscitivo per cui è sempre bene scrivere le reali competenze senza esagerare.

Ciò che viene di più distorto riguarda la conoscenza delle lingue europee (molto considerate dagli addetti ai lavori) e le competenze informatiche, visto che ormai il Pc e il web sono diventati strumenti imprescindibili nel lavoro quotidiano. La falsificazione del curriculum tuttavia porta ad alcune conseguenze: nel caso della Pubblica Amministrazione si parla di falsità ideologica mentre nel caso del professionista privato si parla di un reato di illecito deontologico, il quale comporta una multa da pagare da parte dell’Ordine competente.

Come strutturare bene il curriculum

Ci sono tuttavia una serie di “trucchi” per redigere un ottimo curriculum, che sia ben visto dai responsabili delle risorse umane. Dalle competenze alle esperienze passate, tutto ha una sua specifica struttura da seguire, cercando di mettere in evidenza i propri punti di forza. Il CV però da solo non basta perchè il candidato deve allegare anche la lettera di presentazione, utile per sintetizzare in poche righe le proprie qualità.

Non dimentichiamo infatti che la valutazione di una candidatura richiede pochissimi minuti, per cui essere troppo lunghi sia nella compilazione del CV che nella lettera di presentazione è soltanto controproducente perchè equivale a un secco “no” ancora prima di iniziare.  C’è però da spezzare una lancia a favore di quei migliaia di ragazzi che ogni giorno spediscono CV: spesso non si intravede neanche un barlume di risposta, aumentando nei giovani la frustrazione di non essere considerati. Una brutta immagine che si spera l’Italia possa rimuovere sin da subito. Magari con gli effetti del Jobs Act.

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