Finale #wcap 2013: Il racconto di una giornata funky

Accompagnata dal sorriso di Marco Zamperini proiettato sullo schermo del Salone d’Onore della Triennale, il 13 novembre alle 10  è iniziata la finale di Working Capital 2013. Il clima era davvero funky: innovatori, istituzioni ed investitori tutti insieme riuniti  per ricordare un caro amico, fare il punto sui temi dell’innovazione in Italia e celebrare le startup protagoniste dell’edizione di quest’anno. Nel corso della mattinata si sono alternate sul palco rappresentanti di Istituzioni e Imprenditoria, quali Cristina Tajani (Assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Università e Ricerca del Comune di Milano), Mario Melazzini (Assessore alle Attività Produttive, Ricerca e Innovazione della Regione…

Finale #wcap 2013: Il racconto di una giornata funky

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Accompagnata dal sorriso di Marco Zamperini proiettato sullo schermo del Salone d’Onore della Triennale, il 13 novembre alle 10  è iniziata la finale di Working Capital 2013.

Il clima era davvero funky: innovatori, istituzioni ed investitori tutti insieme riuniti  per ricordare un caro amico, fare il punto sui temi dell’innovazione in Italia e celebrare le startup protagoniste dell’edizione di quest’anno.

Nel corso della mattinata si sono alternate sul palco rappresentanti di Istituzioni e Imprenditoria, quali Cristina Tajani (Assessore alle Politiche per il Lavoro, Sviluppo Economico, Università e Ricerca del Comune di Milano), Mario Melazzini (Assessore alle Attività Produttive, Ricerca e Innovazione della Regione Lombardia) , Piero Galli (Direttore Generale Divisione Gestione Evento Expo 2015 S.p.A.) e Carlotta Ventura (Group Senior Vice President Domestic Media Telecom Italia).

Cuore della mattinata è stato il keynote di Mariana Mazzucato, docente di Economia dell’Innovazione presso l’Università del Sussex e mamma di 4 figli. Partendo dal suo libro “The Enterpreuneral State”, ha spiegato magistralmente la funzione strategica che lo Stato deve assumere a favore dell’innovazione.

Secondo la Mazzucato, l’Italia ha bisogno di diventare “funky and foolish” per dare spazio all’innovazione, abbattendo la percentuale eccessivamente elevata- circa il 90%- dei fallimenti per le nostre startup.

Per questo è necessario, dal suo punto di vista,  ripensare molti stereotipi incentrati su Economia-Stato-Impresa e dare maggiore spazio al venture capital che attualmente in Europa ricopre un ruolo solo marginale.

Una grande lezione e un grande monito per la nostra classe politica al Governo, rappresentata durante l’evento da Alessandro Fusacchia, consigliere per la diplomazia economica presso il Ministero degli Esteri e uno dei principali promotori di Destinazione Italia, il piano del Governo che intende attrarre gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane.

Standing ovation in sala per la docente italo-americana, protagonista del confronto con Roberto Sambuco, Domenico Arcuri e Matteo Ricci, e subito dopo ecco sul palco un altro ospite d’onore, Alì Jafari, VP di Twitter, che, dopo aver sintetizzato la filosofia di Twitter in sole tre parole (Live-Public-Conversational) ha spiegato l’evoluzione della comunicazione in seguito alla nascita e diffusione dei social network.

Prima della pausa pranzo ecco il momento importante della premiazione. Salvo Mizzi ha chiamato sul palco le 15 startup per consegnare ad ognuna di loro, in modo simbolico, il grant da 25.000 euro. Quanta  emozione in sala e che bello vedere riunita sul palco un’Italia sorridente e fiduciosa.

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 Nel pomeriggio si sono alternati sul palco pitch e keynote, con un ritmo sostenuto e brillante, davanti ad una sala sempre al gran completo. Roberto Sambuco, Alessio Biancalana (aka @dottorblaster) e Simone Cicero hanno presentato Code4Italy, il progetto che intende replicare in Italia Code4America  e hackerare la PA.

Il professore Gianmario Verona ha spiegato quando l’innovazione può essere definita “funky”.

Alberto Broggi, founder di Vislab, ha presentato il progetto della sua driverlesscar e ha condiviso con il pubblico il racconto emozionante del viaggio effettuato dalla auto senza conducente da Parma a Shangai.

Marco De Rossi, Antonio Cianci, Giulio Masotti e Claudio Bedino hanno raccontato le loro disruptive stories.

 Uno dei momenti culmine dell’evento è stato il question time tra investitori e startupper, scandito dal tempo di un tweet per ogni domanda e risposta. Per la prima volta si sono visti, uno affianco all’altro Umberto de Feo, Max Uggeri, Gianluca Dettori, Paolo Barberis, Claudio Giuliano, Federico Rampolla, Paolo Ainio, Stefano Guidotti, Fabrizio Sammarco, Fabio Cannavale e Cristiano Esclapon uniti nel dare supporto e consigli alle startup presenti in sala, rispondendo a domande complesse e ragionate che spaziavano dalla questione del crowdfunding alla necessità di fermare la fuga dei cervelli verso l’estero.

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Cosa abbiamo imparato da questa edizione di Working Capital? Innanzitutto, che c’è ancora tanto da fare in Italia ma che, unendo le sinergie di istituzioni, venture capitalist e addetti del settore possiamo fare tanto. In secondo luogo, che c’è una Italia fatta da giovani che si danno da fare e che, dinnanzi ai dati catastrofici sui livelli occupazionali e lavoro, non si arrende. Ma, anzi, si rimbocca le maniche e cerca di costruirsi il futuro realizzando la propria idea.

La grande quantità di progetti giunti quest’anno  e la loro crescente qualità hanno dimostrato che in Italia c’è una generazione alla quale è giusto dar voce:  Abbiamo conosciuto ragazzi brillanti, con Lauree, Master e Dottorati nelle migliori Università italiane,  e con all’ attivo partecipazioni a Business competition internazionali. E’ l’Italia in cui crediamo  e per la quale vogliamo continuare a darci da fare.

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