I pro e i contro dell’ecosistema startup berlinese

Sono passati poco più di due anni da quando per la prima volta ho iniziato ad immaginare Berlino come il nuovo hub per gli ecosistemi startup europei. Il tempo mi ha dato in parte ragione. Ogni giorno l’hub tedesco cresce ed ospita sempre più talenti che arrivano da tutta Europa e non solo. A distanza di un anno, dopo aver creato decine e decine di connessioni online tra Facebook, Twitter e Linkedin, decido di fare il passo e di cominciare a toccare con mano quello di cui tanto avevo sentito parlare. Da quel momento, con cadenza quasi mensile, torno a …

I pro e i contro dell’ecosistema startup berlinese

Sono passati poco più di due anni da quando per la prima volta ho iniziato ad immaginare Berlino come il nuovo hub per gli ecosistemi startup europei. Il tempo mi ha dato in parte ragione. Ogni giorno l’hub tedesco cresce ed ospita sempre più talenti che arrivano da tutta Europa e non solo.

A distanza di un anno, dopo aver creato decine e decine di connessioni online tra Facebook, Twitter e Linkedin, decido di fare il passo e di cominciare a toccare con mano quello di cui tanto avevo sentito parlare.

Da quel momento, con cadenza quasi mensile, torno a Berlino per cercare nuovi clienti, nuove contaminazioni e per respirare la frizzante aria che solo una capitale così culturalmente aperta può offrire.

Berlino è un ecosistema quasi da manuale, con tutti i pregi e tutti i difetti del caso.

Berlino è allo stesso tempo un ecosistema fuori da ogni regola logica e non replicabile per svariati motivi. Ancora oggi non so dirvi se sia o meno un ecosistema da imitare, così come si è tentato di fare per modelli come la Silicon Valley o Londra.

Ma veniamo al dunque.

La sua posizione strategica, rispetto al resto d’Europa, fa di Berlino il centro ideale per tutti quei team che “non vogliono perdersi nulla” e non vogliono investire ingenti capitali per vivere in metropoli come Londra, che non è assolutamente economica.

Vivere a Berlino è decisamente alla portata di molte tasche. I costi degli affitti non sono altissimi e l’efficienza dei mezzi di comunicazione urbani ed extraurbani è impeccabile. L’auto non è obbligatoria, ci si sposta con facilità ed il mezzo più amato da molti è sicuramente la bici.

La sua connotazione fortemente multietnica, ha portato Berlino ad adottare in maniera molto forte la lingua inglese. Negli ambienti di lavoro ed agli eventi si parla quasi esclusivamente inglese. Il che ti porta ad accusare meno la difficile padronanza del tedesco.

Se vivi il mondo del design, dell’innovazione o dell’ IT o, più comunemente, se “fai startup” a Berlino ogni giorno c’è qualcosa da fare e qualcosa da vedere. Decine di eventi a settimana, dalla grande conferenza fino al più semplice aperitivo di networking passando dai vari hackaton, workshop, etc. La maggior parte degli eventi sono gratuiti e spesso riesci anche a mangiare e bere qualcosa offerto da qualche sponsor.

Il concetto di coworking a Berlino non è una novità. Di strutture dove poter affittare uno spazio di lavoro ce ne sono a decine, più o meno famosi: Mobilesuite, Ahoy, Betahaus, ClubofficeSt. Oberholz sono solo alcuni esempi, Ci sono anche dei luoghi che sono una via di mezzo tra un bar ed un coworking come lo stesso spazio open del St. Oberholz. Di base un bar con wi fi gratuito dove puoi “appoggiarti” per l’intera giornata e lavorare senza che nessuno ti chieda nulla. Ovviamente è gradita la consumazione che è un po’ cara per gli standard berlinesi ma che compensa di sicuro il costo di una postazione fissa in un coworking più tradizionale.

Nonostante io abbia il mio desk fisso in uno spazio di coworking non vi nascondo che spesso mi fermo al St.Oberholz perché l’aria che si respira è decisamente stimolante ed innovativa.

Piccola nota, è consigliabile arrivare presto al St. Oberholz perché non sempre è facile trovare un posticino libero.

Arriviamo alla notizia che più interessa molti di voi: gli investitori. Si, ci sono e non sono pochi, si possono incontrare in giro e non solo ai grandi eventi.  Si possono incontrare alle competition anche se non invitati in mezzo al pubblico. Molti sono business angel, più o meno organizzati. Una cosa curiosa che mi è capitato di vedere riguarda dei business angel seduti al tavolo del St.Oberholz con dei ragazzi che facevano il loro pitch davanti ad un caffè, con feedback molto elaborati e senza la fretta dei “tre minuti solo tre minuti per fidarti di me”.

berlino

Raccontata così Berlino è il paese dei balocchi di ogni startup, ma rovesciamo la nostra medaglia.

Vivere a Berlino. Anche se le case sono decisamente economiche, le tariffe stanno man mano alzandosi ed in maniera ben visibile. La città è satura, trovare casa è un processo lungo e difficile ed i requisiti richiesti da agenzie e proprietari sempre più stringenti.

La lingua. Nel lavoro ed agli eventi si parla inglese. Anche la commessa del supermercato di Schönhauser Allee parla inglese così come il venditore ambulante. Tutti parlano inglese. Ma non tutti lo scrivono. Mi spiego meglio: la documentazione della pubblica amministrazione, i contratti di affitto, i contratti delle utenze domestiche e tanto altro sono esclusivamente in lingua tedesca. La barriera linguistica c’è ma te ne accorgi solo quando smetti di fare il turista e cominci a “vivere” la città. Non sto qui a dirvi quanto sia stato complicato per me attivare un contratto telefonico ed ancora oggi non sono così sicuro di cosa io abbia firmato.

Eventi. Tanti ma anche troppi. Se in Italia ci si lamenta per i troppi eventi, Berlino è decisamente un disastro. Il rischio è una forte impennata del nostro network di contatti ma una brusca frenata della nostra produttività e del nostro time to market. Non tutti gli eventi sono utili e ci si mette un po’ a capire cosa sia realemente utile ai fini della nostra startup.

Coworking. Scegliere bene quale. Non è banale il trovarsi immersi in un territorio non proprio consono al lavoro. Il bar del St. Oberholz, ad esempio, è bellissimo da vivere, ma non è proprio il posto ideale per i momenti più intensi di produttività: è pur sempre un bar.

Investitori. E’ vero, ci sono e non è difficile trovare un contatto per discutere con loro ma non fatevi l’idea che a Berlino i soldi vengano giù dal cielo come neve in febbraio. Da quello che ho potuto “toccare con mano” anche qui è abbastanza difficile che si investa su una semplice idea, ci si aspetta che almeno ci sia una bozza di MVP da valutare, che il team sia completo e motivato e che il business model sia solido (immagino che avrete già sentito decine di volte queste cose).

Ci sono anche incubatori, acceleratori ed affini. Ce ne sono alcuni che hanno fatto discutere tanto ma i cui successi, numeri alla mano, sono indiscutibili. Per spiegare la storia di Rocket Internet ci vorrebbe un intero ebook e non un semplice post, un successo dopo l’altro ed una crescita esponenziale. Criticata per le accuse di copycat come per il progetto Zalando e osannata da cronache e mercati per i casi di successo come… Zalando.

Ma quante startup ci sono a Berlino? Tante. Alcune, come Soundcloud, hanno conquistato il mondo; altre, come la stessa Zalando, i mercati. In mezzo a centinaia di startup nella sola città di Berlino ce ne sono tante italiane come Spreaker, Urlist, Frestyl e Lookals solo per citarne alcune. Ma ci sono tanti italiani di talento che lavorano in startup non proprio made in Italy o che sono il cuore pulsante dei reparti IT di aziende da milioni di euro.

Un anno fa, grazie a Silvia Foglia, conobbi Digitaly, un neonato gruppo Facebook, che contava poco più di 70 persone e il cui obiettivo era quello di porsi come “punto di riferimento virtuale per gli italiani digitali a Berlino”.  Oggi è una vera e propria community di quasi 700 persone che si incontra mensilmente in luoghi sempre diversi e stimolanti.

Come anticipato, non so dirvi se Berlino sia o non sia la meta ideale per chi vuole fare Startup. La mia certezza, però, è che questa metropoli rappresenta un centro importante per l’innovazione digitale europea, ma dopo un anno di andirivieni tra Catania e Berlino quello sono convinto che per l’Italia non sia ancora tempo di mollare. Le difficoltà sono innumerevoli, ma queste le troviamo ovunque, non solo a Berlino.

Dobbiamo essere coscienti di essere nella piena fase del cambiamento, dove la cultura delle nuove imprese innovative italiane si sta formando. Niente ci vieta di restare in Italia, di essere parte del cambiamento ma di essere al contempo nel resto d’Europa ed interagire con gli altri ecosistemi.

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