Imparare dal passato per progettare un futuro innovativo. Ricordando Pietrarsa

Il 6 Agosto è stato un giorno importante per gli innovatori del Mezzogiorno e di Napoli: sono ricorsi i 150 anni dall’eccidio di Pietrarsa (6 agosto 1863), compiuto dai bersaglieri sabaudi nei confronti degli operai del Real Opificio creato dai regnanti Borbone a Napoli.
 La storia insegna e chi vuole innovare deve trasformare la memoria storica di un evento tragico in memento per ridisegnare il futuro. Ricordare il Regno delle Due Sicilie e il processo di unificazione dell’Italia serve a scongiurare ogni matta idea di guerra civile. Allora ci fu, e persero tutti. Il Sud perse i suoi migliori …

Imparare dal passato per progettare un futuro innovativo. Ricordando Pietrarsa

Il 6 Agosto è stato un giorno importante per gli innovatori del Mezzogiorno e di Napoli: sono ricorsi i 150 anni dall’eccidio di Pietrarsa (6 agosto 1863), compiuto dai bersaglieri sabaudi nei confronti degli operai del Real Opificio creato dai regnanti Borbone a Napoli.
 La storia insegna e chi vuole innovare deve trasformare la memoria storica di un evento tragico in memento per ridisegnare il futuro. Ricordare il Regno delle Due Sicilie e il processo di unificazione dell’Italia serve a scongiurare ogni matta idea di guerra civile. Allora ci fu, e persero tutti. Il Sud perse i suoi migliori operai, il Nord fiaccò il Sud, depredandolo del know how del Real Opificio di Pietrarsa, voluto da Ferdinando II Borbone nel 1840.

Il 22 maggio del 1843, Ferdinando II emanò un editto nel quale tra l’altro riportava: «È volere di Sua maestà che lo stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua».

Nel 1853, dieci anni dopo, a Pietrarsa prestavano la loro opera circa 700 operai, facendo dell’Opificio il primo e più importante nucleo industriale italiano: Nel 1860, prima dell’Unità d’Italia, la fabbrica dei treni a vapore di Pietrarsa contava 1.050 dipendenti, ben pagati in grana (centesimo del Ducato) e con sole 8 ore lavorative. Con l’arrivo dei sabaudi macchinari e capireparto furono trasferiti all’Ansaldo a Genova. Man mano diminuì la produzione, ma s’incrementarono le ore di lavoro pagate ad estaglio (cottimo) e furono introdotte gabbie salariali.

Cosa ci insegna la storia di Pietrarsa? I talenti di oggi sono i creativi, i ricercatori, le donne e gli uomini, giovani e meno giovani, che vogliono fare impresa, dar vita a startup e che ora come allora possono essere attratti (o forzati) ad andare via dal Sud. 
Emigrano seguendo traiettorie che li portano sempre più distanti. Londra compete con San Francisco, Israele con New York. Chi vuole lasciare il proprio territorio non ha che l’imbarazzo della scelta in classe lowcost, ma comoda (e senza transatlantici).
 Mentre noi contiamo le startup in Italia e mettiamo regole, gli altri paesi le tolgono e mettono dei premi…

Il Real Opificio di Pietrarsa era l’industria più innovativa al mondo, con personale qualificato, strutture e un’intera filiera produttiva. A poco a poco è stata distrutta. La storia non può ripetersi, dobbiamo ricordare e fare. Ecco perché bisogna recuperare la memoria di Pietrarsa, 
innovare e ridisegnare il nostro futuro. Fare impresa al Sud.

 Un Sogno che risponderebbe alla domanda: CheFutruo? Avere nel museo di Pietrarsa, nuove realtà produttive, unire in un unico centro tradizione e innovazione, un centro per innovatori per risanare una ferita, catturare e rilanciare l’energia di un territorio.

Napoli, 8 agosto 2013

ANTONIO PRIGIOBBO

Per questo post ringraziamo:

Che Futuro! » Startup Italia

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