Innovazione: Italia in posizione 24 secondo la classifica Bloomberg

Bloomberg ha pubblicato la sua classifica dei 50 paesi più innovativi del mondo, Most Innovative Countries Ranking, e l’Italia si è piazzata in 24° posizione

Non è certo un risultato eclatante per un paese, il nostro, che, andando a ritroso nella storia,  può vantare eccellenze innovative di tutto rispetto… autentici geni scopritori, nel corso dei secoli,  hanno fatto si che l’Italia conquistasse nel mondo stima ed apprezzamento. Oltre al celeberrimo Leonardo ce ne sono a bizzeffe: pensate a Marconi, a Cutro o a Fermi. E pensate alle scoperte in ambito medico (ma non solo) alla base di brevetti e standard usati poi in tutti il mondo.

innovazione ricerca e sviluppo - rapporto bloomberg

Di per se potrebbe essere considerato un risultato modesto anche se non eclatante certo… se non fosse che questi tutti i paesi dell’Europa occidentale precedono “l’Italia innovativa”. Questo fattore apre una lunga serie di considerazioni, in questi giorni post-elezioni, più che giustificate: cosa è stato fatto nel corso degli anni, come recuperare il gap, che senso ha avuto per noi l’UE e che senso avrà in futuro?

Ci si continua a fregiare della ormai magra consolazione rappresentata dall’esser la terza economia europea e di far parte dell’originario G7… senza voler nulla togliere a chi questi risultati li consegue quotidianamente (e mi riferisco agli imprenditori che si rimboccano le maniche) c’è da chiedersi a che servano tali qualifiche se poi non si traducono nella possibilità concreta di poter affrontare il futuro con egual forza?

Nello stilare la classifica Bloomberg ha analizzato 200 paese in base a 7 parametri:

1. intensità di ricerca e sviluppo in rapporto al Pil;
2. produttività, cioè Pil per occupato per ora lavorata;
3. densità di aziende innovative, cioè la percentuale di aziende che operano in comparti quali aerospaziale, difesa, biotecnologie, software e servizi internet, energie rinnovabili, hardware e software;
4. il numero di ricercatori per ogni milione di abitanti;
5. la capacità di produzione industriale, in rapporto al Pil, di prodotti che richiedono un alto livello di ricerca e sviluppo;
6. il livello di studi della forza lavoro, cioè la percentuale di iscrizioni all’università, la percentuale di laureati in materie scientifiche e ingegneria e la percentuale di laureati sul totale della forza lavoro;
7. attività di brevettazione, cioè richieste di brevetto per milione di abitanti e per milione di dollari spesi in ricerca e sviluppo.

In base a questi parametri l’Italia si posiziona prima del Portogallo, dell’Ungheria , della Spagna e della Polonia (30°), ma appare dopo gli altri paesi dell’Europa occidentale.

L’Italia dell’Innovazione non rientra nella top 10 per nessuno degli indici di valutazione ed il miglior posizionamento (19° posto) è l’indice legato alla produttività

Per quanto concerne indicatori più specifici le cose peggiorano: 22° per densità di aziende innovative e 25° per attività di brevettazione. Il risultato peggiore lo conseguiamo con gli indici relativi a ricerca e sviluppo: 28° e 34 per il numero di ricercatori impegnati, per il quale occupiamo il 34° posto. Gli ultimi due parametri si deducono da quelli precedenti: se in Italia si fa poca ricerca e ci sono pochi ricercatori, la capacità di produzione industriale di prodotti innovativi non potrà essere da record, e infatti siamo 36°. Drammatico, infine, il posto che l’Italia occupa, fra i 96 paesi del mondo considerati, per il livello di istruzione della sua forza lavoro: 56%, fuori persino dalla top 50.

In questo momento di particolare agitazione politica c’è poca di dire e molto da sperare: da sempre la differenza l’hanno fatta le armi, l’istruzione ed il benessere economico derivante dalla capacità di produrre beni e servizi. L’italia non è più un paese guarrafondaio come in epoca romana e quindi le sue armi, quelle che possono fare la differenza, sono l’istruzione e l’economia ed oggi come oggi non non può esserci ricerca e sviluppo se non c’è istruzione e non può esserci impresa se non c’è innovazione che a sua volta non può esserci senza la ricerca… speriamo in bene!

Notizie liberamente tratta da  EventReport.it

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