Kano, Relayr e l’acquisizione Nest-Google: le hardware startup sono la prossima onda

Questo potrebbe essere il loro momento: nuove imprese, spesso nate col crowdfunding, che hanno come obiettivo quello di fornire strumenti per fare sì che altri possano costruire nuove cose. Gli utensili del ventunesimo secolo, tanto per capirci. Noi in Italia abbiamo un – ormai ben noto – precursore di questo filone: Arduino. Esiste dal 2005 ed è probabilmente il più famoso tra gli strumenti per il fai da te tecnologico: una scheda con microcontrollore open source dai mille utilizzi. Perfetta per creare prototipi (ma non solo). Poi di recente sono nate Relayr, Intoino e Kano. Le sfumature sono diverse, dall’aiutare…

Kano, Relayr e l’acquisizione Nest-Google: le hardware startup sono la prossima onda

Internet of things

Questo potrebbe essere il loro momento: nuove imprese, spesso nate col crowdfunding, che hanno come obiettivo quello di fornire strumenti per fare sì che altri possano costruire nuove cose. Gli utensili del ventunesimo secolo, tanto per capirci.

Noi in Italia abbiamo un – ormai ben noto – precursore di questo filone: Arduino. Esiste dal 2005 ed è probabilmente il più famoso tra gli strumenti per il fai da te tecnologico: una scheda con microcontrollore open source dai mille utilizzi. Perfetta per creare prototipi (ma non solo).

Poi di recente sono nate Relayr, Intoino e Kano. Le sfumature sono diverse, dall’aiutare i bambini a entrare nel mondo dei computer (Kano) a qualcosa di più sofisticato: una base per cominciare a sperimentare con l’Internet delle cose.

Internet of things è qualcosa di cui si parla ormai da qualche anno; la svolta dell’utilizzo massiccio nei device che usiamo e vediamo nelle nostre vite quotidiane (dalla lavatrice alla quercia davanti a casa) però manca ancora.

Secondo Ericsson entro 6 anni arriveremo a 50 miliardi di device connessi. C’è quindi moltissimo da lavorare sia lato offerta di prodotti e servizi che sfruttino il paradigma dell’Internet of Things (startup, fatevi sotto!), sia sull’infrastruttura di Rete che abiliti la connessione di questa quantità enorme di dispositivi.

Indizio dello scaldarsi di questo mercato è la recentissima acquisizione per 3,2 miliardi di dollari di Nest (che produce termostati e altri dispositivi per la casa connessi alla rete) da parte di Google. Per un’azienda che si dà come obiettivo di “organizzare le informazioni del mondo” (Google) il passo sembra quasi logico: dopo la raccolta di dati sui comportamenti online si passa a quelli offline. E la domotica sembra un ottimo punto di partenza.

Gli scettici ci vanno giù duro: di un frigorifero che twitta abbiamo poco bisogno (e fin qui la grottesca rappresentazione dell’IoT è stata più o meno questa) ma è evidente che si tratta di ben altro. E gli investimenti stanno accelerando.

A spianare la strada ad un esercito (si spera) di nuove app e servizi ci prova Relayr, che ha lanciato WunderBar e inizierà a consegnarlo tra qualche mese.

WunderBar è un pacchetto di sensori molto elementari di temperatura, prossimità, luce, colore, umidità e movimento e un modulo principale con un processore e un’antenna wifi. Il modulo dialoga con i sensori via Bluetooth low energy e mette a disposizione i dati online. Il tutto praticamente pronto da usare.

Wunder

L’obiettivo è rendere facile e conveniente per gli sviluppatori sperimentare e creare applicazioni per l’Internet delle cose nella maniera in cui l’hanno sempre fatto – con Xcode o Android SDK – potendo però questa volta attingere a dati dal mondo reale.

Aiutando a creare facilmente dei prototipi il team tedesco spera di far diventare “maker” un gruppo molto più ampio di persone che al momento non avrebbe le capacità tecniche o le risorse per esserlo.

Invece a presidiare un mercato limitrofo a quello di WunderBar c’è una startup di casa nostra che ha ricevuto uno dei grant di Working Capital: Intoino.

Intoino fa fare ad Arduino un passo nella rete dotandolo di un’antenna wifi e consentendo così di sfruttare il computer e i sensori TinkerKit per portarli ad un nuovo livello.

Qui potete vedere un video che ne parla.

Sia per WunderBar che per Intoino software e hardware sono open source.

Sono due iniziative molto interessanti e probabilmente si stanno muovendo al momento giusto.

A cambiare la percezione che si ha dell’informatica e a tentare di reclutare bambini e ragazzi nella schiera dei “makers” ci prova invece Kano, che vende a 99 dollari un computer da assemblare basato su Raspberry Pi.

Kano

Il progetto – finanziato su Kickstarter – è inglese e Alex Klein, uno dei suoi fondatori, ha detto: “Il modo in cui insegniamo a programmare oggi è quello di una lingua straniera, invece di insegnarlo come faremmo in una lezione di arte o inglese o teatro” e la sua idea è di cambiare questo approccio. Un CodeForAmerica per l’hardware, insomma.

Il software creato apposta per Kano è facile da usare e lascia ai bambini creare i propri giochi: a partire da snake fino a cose ben più complicate.

L’iniziativa è stata portata in alcune delle scuole più disagiate di Londra e Klein si dice entusiasta dei risultati.

Federico Invernizzi è su Twitter.

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