Open is the new Normal

La “shared economy”, o economia condivisa è una di quelle tante buzzword che sentiamo ormai ovunque, nei dibattiti televisivi, su qualche pretenzioso articolo di giornale, o magari nel corso della presentazione di un libro di qualche guru da strapazzo. Ma al netto degli utilizzi più o meno folkloristici di…

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La “shared economy”, o economia condivisa è una di quelle tante buzzword che sentiamo ormai ovunque, nei dibattiti televisivi, su qualche pretenzioso articolo di giornale, o magari nel corso della presentazione di un libro di qualche guru da strapazzo.

Ma al netto degli utilizzi più o meno folkloristici di questo termine, non possiamo non accorgerci che qualcosa, nella struttura una volta granitica dell’economia, sta cambiando. Le aziende organizzate a piramide, con una rigida gerarchia e i processi disegnati ricalcando le catene del valore Porteriane stanno inesorabilmente segnando il passo. Al tempo stesso, nei mercati, le offerte verticalmente integrate soffrono la concorrenza della disintermediazione apportata dal web. Nuovi attori come Google rendono “commodity” dei servizi che prima erano appannaggio di singole industry. E nuove generazioni di consumatori, con aspettative completamente diverse, si sostituiscono alle vecchie, trovando in rete (e spesso gratis) ciò che serve, o comunque a una velocità tale da mettere in crisi chiunque non riesca a tenere il ritmo. Anche perché una organizzazione gerarchica significa burocrazia, e quindi un “time to market” poco competitivo. Mentre pratiche come il co-working e la co-creation permettono di scavalcare le barriere tradizionali, a cominciare da quella tra azienda e azienda, o anche tra liberi professionisti una volta necessariamente in competizione fra loro.

Non è un caso che sia stato il software la prima grande arena di questo nuovo modo di creare valore. Quando fu chiaro – ormai molti anni fa – che un software migliore sarebbe potuto nascere fuori dalle logiche di una sola azienda, e di una singola proposizione di mercato, in molti si chiesero se la pratica dell’”Open Source”  sarebbe stata applicabile ad altri settori merceologici.  Così, quella che rappresenta tutt’ora una delle manifestazioni più evidenti delle potenzialità della sharing economy, si è rivelata una sorta di “cavallo di troia” per molte altre storie di successo.

E’ di questa e di altre “storie felici dell’economia condivisa” che parleremo il 5 Giugno nel più importante evento dedicato alla cultura open e all’economia condivisa. L’Open Camp, organizzato dai più importanti gruppi di esperti in materia, in collaborazione con Telecom Italia, Working Capital e Iquii, racconterà dalla viva voce dei protagonisti di questi successi un’altra possibile via alla produzione di valore. Un evento fortemente voluto da Simone Cicero e Alessio “Blaster” Biancalana, due dei più competenti e instancabili attivisti del settore, anche grazie al loro impegno presso community di portata nazionale o internazionale come Hopen e OuiShare.

Dopo una mattinata di “storytelling in plenaria”, con importanti speaker nazionali e internazionali, nel pomeriggio sarà possibile dedicarsi “hands-on” a uno dei filoni in cui è strutturata la giornata, partecipando ai 4 (o forse 5) workshop tematici. Se vorrete non solo farvi raccontare, ma diventare anche protagonisti del cambiamento, vi consiglio di rimanere dei nostri fino a sera.

La partecipazione è gratuita, ma i posti (specie per i workshop) sono limitati. Siete quindi tutti invitati ad iscrivervi fin d’ora, online, utilizzando il form di EventBrite.

Ci vediamo il 5 giugno, allora. Save. The. date. 🙂

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