LemonPrint: il tuo nuovo partner per la stampa digitale

Al giorno d'oggi i metodi di stampa si sono moltiplicati rispetto al passato, e molte più persone affidano al web la stampa dei propri documenti anziché far riferimento alla copisteria o alla cartoleria sotto casa. Questo perché i vantaggi del web sono maggiori, nella maggior parte dei casi i costi sono più contenuti e anche le opzioni di stampa sono sempre più 'su misura'.

In questo articolo vi parliamo di un sito specifico che offre questo servizio: Lemonprint.

Lemonprint rappresenta la vera innovazione della stampa digitale on line, è una piattaforma che permette agli utenti, anche meno esperti, di scegliere il file da stampare e definire ogni dettaglio della stampa, in modo semplice ed intuitivo, senza che questo vada a discapito della qualità del prodotto finale.

La comodità impareggiabile sta nel fatto che comodamente seduti da casa si può mandare in stampa qualsiasi tipo di documento.

Tanti prodotti per tutte le esigenze

I prodotti disponibili sono innumerevoli: volantini, cartoline, biglietti da visita, calendari di diversi formati, tovagliette, libri, opuscoli, riviste, segnalibri, block notes, depliant, locandine, manifesti, carta intestata, planning, menù

Tecnicamente il processo di stampa parte dall'upload del file disponibile sul proprio personal computer e da lì si parte con la personalizzazione del prodotto. Si possono definire tutti i parametri quali dimensioni dei fogli, grammatura della carta, colore e qualità. È possibile caricare anche file di grandi dimensioni, purché in formato Pdf, Jpeg E Tiff.

Per qualsiasi dubbio o difficoltà si può ricorrere all'aiuto dell'assistente virtuale Frizz, che gratuitamente e di default esegue un controllo sui file caricati, correggendo eventuali anomalie e suggerendo all'utente le modifiche da effettuare.

Se siete possessori di partita Iva, è possibile testare il prodotto. Con il contributo simbolico di 1 euro si possono ricevere a casa duecentocinquanta biglietti da visita e gratuitamente il sample kit che contiene numerosi tipi di carta.

Per quanto concerne le modalità di spedizione e di invio è possibile scegliere la spedizione rapida in 24 ore oppure la standard che può arrivare fino a una settimana circa dall'invio dell'ordine.

La spedizione è affidata ai corrieri SDA e TNT.

I metodi di pagamento accettati sono carte di credito, Paypal e bonifico bancario.

Verificando le opinioni sul web di coloro che si sono avvalsi del servizio che Lemonprint offre, possiamo rilevare delle ottime recensioni, di clienti realmente soddisfatti, non vi resta che provare ! Il link per raggiungere la piattaforma in questione è il seguente: www.lemonprint.com/it/

Il genio dell’horror

Chi non si lascia spaventare da una casa infestata dagli spettri o da gatti murati in una parete? Sicuramente non il famoso scrittore, definito da molti come “l'autore maledetto”, sir Edgar Allan Poe. Un autore cupo, creativo e senza ombra di dubbio motivo di grande timore la notte, dopo una tranquilla lettura. Nonostante non fu immediatamente apprezzato dal pubblico che lo circondava, l'autore è noto per i suoi tratti estremamente moderni: egli seppe indagare ed investigare sull'animo umano fin nei luoghi più bui e nascosti, ha saputo portare alla luce gli aspetti più disturbati del nostro io. Se dovessimo, oggi, nel nostro contemporaneo tempo, dare voce alla scrittura di Poe in chiave cinematografica, non potremmo che manifestare la sua realtà distorta e inquietante attraverso  delle inquadrature grandangolari, da prospettive insolite e claustrofobiche. Poe ebbe un'esistenza caotica e riversò tutto se stesso nella scrittura gotica.

Lo stile di Poe

La chiave elettiva di questo autore, è sicuramente il racconto breve: inciso e caratterizzato da dettagli per nulla casuali e molto approfonditi. L'autore ha sempre avuto una predilezione in merito alla cura per la psicologia dei personaggi, la quale è sempre stata scolpita dalla penna di Poe fin nei minimi dettagli. Il colpo di frusta però egli, essendo un autore dedito alla suspense, lo propone alla fine quando, dopo l'inarrestabile ascesa dell'angoscia nel lettore, il quale può solo intuire la verità,  bisogna toccare con mano la realtà cruda. Se vi aspettate una lettura mediata da mezzi termini, vi sbagliate. Poe è diretto e tagliente e cerca di mettere in luce le paure ataviche insite in noi e che si ripresentano quando siamo più indifesi. Poe detestava il gusto pacchiano e la raffinatezza, per questo  le sue atmosfere cupe miravano tutte quante alla realizzazione di un genere crepuscolare, il quale non potesse dare al lettore via di scampo dalla sua crude e triste interiorità.

La sepoltura prematura

Uno degli scritti più raccapriccianti di Poe è “The premature Burial”, un racconto appartenente alla raccolta “Racconti del terrore”. Il brano gira tutto quanto su alcuni esempi di sepoltura di esseri umani ancora in vita e creduti, a causa di un prolungato stato di coma o catalessi, morti dal pubblico e dagli esperti. Il racconto, ricco di angoscia, investigazioni e terrore, esprimono la paura dello stesso autore, di essere sepolto vivo e ancor prima del fatidico momento della morte. Questa paura era nata, nel cuore dello scrittore, a causa dei numerosi incidenti, provocati all'epoca e nati dall'inesperienza e dall'ignoranza: numerosi sono stati i ritrovamenti di bare i cui coperti erano graffiati e incisi all'interno. “La sepoltura prematura” è espressione della poesia sepolcrale settecentesca, la quale si faceva portavoce degli orrori che accadevano dentro la tomba. Di quest'ultima, sul piano contemporaneo e logistico se ne occupa  l'impresa funebre della capitale italiana “Funerali Roma” che ,ogni giorno, si confronta con quelli che erano i medesimi temi della scrittura di Sir Edgar Allan Poe.

Tarantola gigante cattura e uccide un opossum: la scena “da incubo” filmata in Perù

Tarantola gigante cattura e uccide un opossum: la scena “da incubo” filmata in Perù
in foto: Credit: Maggie Grundler

Una gigantesca tarantola del genere Pamphobeteus è stata immortalata mentre cattura e uccide un giovane opossum (Marmosops sp.), una specie di mammifero che vive nella foresta pluviale amazzonica. L’eccezionale documento filmato, che vi sconsigliamo di vedere se siete aracnofobici o facilmente impressionabili, è stato registrato di notte da Maggie Grundler, la sorella del ricercatore Michael Grundler dell’Università del Michigan (Stati Uniti), che era in zona assieme ad altri scienziati per studiare i rapporti di predazione che intercorrono tra artropodi (come grande ragni e centopiedi) e piccoli vertebrati.

Ricerca sul campo. Da diversi anni gli studiosi del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evoluzionistica dell’ateneo americano si recano alla stazione biologica di Los Amigos nella remota regione Madre de Dios (Perù sudorientale) per studiare la complessa biodiversità della foresta pluviale. A partire dal 2008, assieme ai colleghi dell’Università Nazionale di San Agustín, del Museo di Storia Naturale dell’Università di San Marcos, dell’Università di Berkley e di altri istituti peruviani e statunitensi, hanno iniziato a documentare diversi attacchi da parte di artropodi nei confronti dei vertebrati. Nell’area vivono 90 specie di rettili e 85 specie di anfibi; proprio questi ultimi sono stati più soggetti alla predazione degli invertebrati. Nella maggior parte dei casi sono stati i grandi ragni migalomorfi a uccidere rane e rospi, ma in una occasione gli scienziati hanno osservato il banchetto di un centopiedi. Dai dati raccolti sul campo, questi rapporti di predazione sarebbero molto più incisivi sul tasso di mortalità dei vertebrati di quanto sostenuto in precedenza.

Credit: Mark Cowan/Amphibian & Reptile Conservationin foto: Credit: Mark Cowan/Amphibian & Reptile Conservation

La cattura dell’opossum. L’evento più incredibile, filmato per la prima volta in assoluto, è stato quello dell’attacco della tarantola al giovane opossum. Gli scienziati sono stati richiamati dal rumore tra le foglie, e quando sono andati a controllare hanno trovato il ragno sopra al mammifero, mentre provava a liberarsi con le ultime forze rimastegli. Ha scalciato debolmente per un trentina di secondi, poi il veleno dell’aracnide ha fatto effetto e il mammifero ha smesso di dimenarsi. La tarantola, che era grande quanto un piatto da cucina, lo ha trascinato sotto la fitta vegetazione per divorarlo. “Eravamo piuttosto estasiati e scioccati, e non potevamo davvero credere a quello che stavamo vedendo”, ha dichiarato  il dottor Grundler . “Sapevamo che stavamo assistendo a qualcosa di veramente speciale, ma non eravamo consapevoli che fosse la prima osservazione di questo genere”, ha aggiunto lo studioso, che ha contattato un esperto di migalomorfi per accertarsi dell’unicità dell’evento. Del resto in Amazzonia le tarantole uccidono anche uccelli, pesci e altri vertebrati, benché la loro dieta sia costituita principalmente da insetti.

Strana amicizia. Oltre agli eventi predatori, Grundler e colleghi hanno documentato anche una peculiare collaborazione tra un’altra grossa tarantola del genere Pamphobeteus e un’unica specie di rana (tutte le altre vengono catturate per essere mangiate). L’anfibio ottiene dalla tarantola avanzi di cibo e protezione, mentre la tarantola, permettendo alla rana di accedere alla sua tana e di divorare formiche e insetti “ladri di uova”, protegge la sua prole. I dettagli su queste interazioni tra artopodi e vertebrati nella foresta pluviale amazzonica sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Amphibian and Reptile Conservation.

Fonte: Tarantola gigante cattura e uccide un opossum: la scena “da incubo” filmata in Perù

Recensione Honor 10 Lite, uno dei migliori smartphone economici in questo inizio 2019

Recensione Honor 10 Lite, uno dei migliori smartphone economici in questo inizio 2019

Possiamo ammetterlo, tra Xiaomi, Honor, Huawei e Motorola, il mercato è ormai quasi saturo di smartphone di fascia bassa, e in un certo senso qualcuno sta iniziando a chiedersi i motivi per i quali vengono rilasciati sempre più dispositivi per questa particolare fascia di mercato.

Honor 10 Lite Smartphone, Schermo 6,21

In realtà però, quello degli smartphone economici è uno dei mercati più interessanti di questi tempi, perché sempre più aziende stanno producendo dispositivi in grado di garantire un prezzo contenuto assieme ad un hardware e a materiali di buona qualità, e sono proprio queste le caratteristiche del nuovo Honor 10 Lite, il primo smartphone economico dell’azienda in questo 2019.

Design Honor 10 Lite

Realizzato con una back cover in vetro curvo e una cornice in metallo lucido, con i suoi 162 grammi di peso l’Honor 10 Lite è uno smartphone molto compatto e comodo da utilizzare. Certo, il design non è una novità, ma tutto sommato lo è per la fascia di prezzo in cui è venduto, e rende l’Honor 10 Lite uno degli smartphone economici più belli.

Le fotocamere sono sporgenti e nella cover posteriore è stato integrato anche un sensore per le impronte digitali piuttosto comodo ed estremamente veloce e sono disponibili diverse colorazioni molto belle da vedere.

Display Honor 10 Lite

La novità più importante rispetto alla versione dell’anno scorso, è senza dubbio il display da 6.21 pollici che utilizza un pannello IPS da 6.21 pollici con una risoluzione FullHD+ ed è caratterizzato da un piccolo notch a goccia che fa da cornice alla fotocamera anteriore.

Non è un vero e proprio borderless, questo e chiaro, ma si tratta di uno degli smartphone economici con cornici più ridotte nel mercato, ed anche se la luminosità massima del display non è esagerata, riesce comunque a garantire una buona visuale e bianchi e colori ben bilanciati.

Hardware Honor 10 Lite

Molto interessante, per questa fascia di mercato, anche l’hardware. Il processore che anima l’Honor 10 Lite è un Kirin 710 affiancato da 3 GB di memoria RAM, una GPU Mali-G51 MP4 e 64 GB di memoria interna. È un Dual Sim ibrido, quindi per utilizzare due sim sarà necessario rinunciare alla microSD, nella media la connettività: sono presenti il WiFi dual-band, il Bluetooth 4.2, l’NFC e il GPS assistito da Glonass.

Tutto sommato si tratta di un buon hardware, in grado di garantire l’esecuzione di tutte le operazioni più comuni senza alcun problema, ma dal quale chiaramente non si può pretendere troppo: l’avvio di alcune applicazioni può risultare piuttosto lento e l’esecuzione di giochi 3D graficamente complessi non è consigliabile.

Purtroppo la porta USB è ancora una “micro”, ed anche se si tratta comunque di uno smartphone economico, personalmente mi chiedo per quale motivo Honor, così come altre aziende, non abbiano ancora deciso di utilizzare il nuovo standard usb-C, molto più veloce e dinamico.

La batteria è una 3400 mAh e, a differenza del modello dello scorso anno, riesce a garantire senza problema alcuno, fino ad un giorno di autonomia con una singola carica e con un utilizzo medio.

Fotocamera Honor 10 Lite

Il sistema a doppia fotocamera dell’Honor 10 Lite, utilizza un sensore principale da 13 megapixel f/1.8 affiancato da un sensore secondario da 2 megapixel utilizzato esclusivamente per il calcolo della profondità di campo. La qualità delle immagini è buona e sufficiente, ma non più di quello, e in alcuni casi gli scatti potrebbero sembrare leggermente poveri di colore e contrasto. Fortunatamente in supporto è presente l’intelligenza artificiale che migliora nettamente le cose, ed è per questo che il mio consiglio è quello di scattare sempre con l’AI attiva.

Sufficienti anche i video, che possono essere registrati con una risoluzione massima di FullHD a 60 fps, discreta la fotocamera frontale che con i suoi 24 megapixel svolge bene il suo lavoro, ma non si fa notare per null’altro.

Software Honor 10 Lite

Il sistema operativo che anima l’Honor 10 Lite out-of-the-box è Android Pie 9.0 personalizzato dalla EMUI 9.0. Si tratta di un software abbastanza ricco per la fascia di mercato dello smartphone, ma già visto e rivisto nei dispositivi dell’azienda, che integra le gesture di navigazione e che garantisce prestazioni molto fluide e facilmente utilizzabili.

Sono presenti i temi, la modalità d’utilizzo ad una mano, è possibile utilizzare “Gestione digitale” e sono presenti tutte le funzioni tipiche del brand. Purtroppo però, così come per gli altri smartphone dell’azienda, anche il software dell’Honor 10 Lite potrebbe sembrare piuttosto obsoleto in termini di interfaccia grafica.

Prezzo di vendita in Italia Honor View 10 Lite

Il prezzo di vendita in Italia dell’Honor 10 Lite è di 239 euro, ma spesso su Amazon è disponibile in sconto. Si tratta comunque di un ottimo prezzo, per un dispositivo che rappresenta forse la soluzione più interessante attualmente disponibile in questa fascia di prezzo.

Ha una fotocamera sensibilmente migliorata rispetto alla generazione precedente, una batteria più capiente e un display con cornici più ottimizzate. E il design non sembra assolutamente quello di uno smartphone economico.

Fonte: Recensione Honor 10 Lite, uno dei migliori smartphone economici in questo inizio 2019

Traslochi a Caserta: si può optare per il deposito mobili

A volte può accadere di dover lasciare la propria abitazione, magari a causa della scadenza di un contratto di affitto, senza però avere ancora la disponibilità di una nuova casa. Una eventualità la quale può riguardare anche i traslochi che avvengono a Caserta, ponendo agli interessati più di un problema. Il primo naturalmente è proprio quello di reperire una sistemazione transitoria, magari al fine di trovarne in breve termine una definitiva e in grado di risolvere la situazione.

Il secondo è naturalmente quello relativo alla propria mobilia e agli altri oggetti che devono essere trasferiti. La soluzione in questo caso può essere rappresentata dal deposito mobili. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Cos’è il deposito mobili

Il deposito mobili è una soluzione proposta anche dalle ditte di traslochi che operano a Caserta. In pratica si affida il compito all’impresa che ha avuto l’incarico di provvedere allo spostamento di detenere il materiale in un deposito, ovvero un luogo del tutto sicuro e in grado di conservare alla perfezione il tutto. Il suo costo viene calcolato al metro cubo e naturalmente varia a seconda della zona in cui opera l’impresa.

Nel caso dei traslochi a Caserta può andare a situarsi in una forbice compresa tra i 4 e i 7 euro al metro cubo.
Per poter offrire il massimo di sicurezza al cliente che decida per tale servizio, le imprese offrono anche una assicurazione, il cui costo deve essere calcolato a parte. Per dare una idea più compiuta del costo del servizio e della sua eventuale convenienza, si può affermare che il deposito mobili può costare svariate centinaia di euro nel corso di un anno. Può dunque rivelarsi una soluzione notevole per chi voglia cercare una sistemazione definitiva di suo gradimento, senza essere forzato dall’accavallarsi degli eventi.

Conviene il deposito mobili?

Naturalmente la domanda che ci si deve porre è se convenga effettivamente il deposito mobili, anche se a volte si può essere obbligati a ricorrervi. In effetti se il lasso di tempo in cui la soluzione sarà adottata non è troppo lungo può rivelarsi una buona alternativa, tanto che sono le stesse imprese di traslochi, a Caserta o nel resto della penisola, ad affermare che il 30% circa della propria clientela decide di aderire a questa formula.

Proprio in considerazione del fatto che il suo costo sale in base alla metratura impegnata, chi decida di ricorrervi dovrebbe prima provvedere a operare una selezione e buttare via tutto quello che non serve, soprattutto se comporta un notevole ingombro. A partire magari dai vecchi frigoriferi o da librerie che sono ormai deteriorate e che potrebbero essere tranquillamente sostituite da soluzioni più in linea con la nuova abitazione.

Va anche sottolineato come chi abbia da conservare poche cose possa ricorrere al cosiddetto self storage, una formula che prevede l’eventuale smontaggio e trasporto di mobili al magazzino messo a disposizione dalla ditta, ove il tutto verrà conservato in attesa di essere trasportato verso la nuova e definitiva sistemazione.

La cometa di San Valentino “danza” con una splendida galassia: come e dove vedere il duetto

La cometa di San Valentino “danza” con una splendida galassia: come e dove vedere il duetto
in foto: Credit: Jschulman555

La festa degli innamorati del prossimo 14 febbraio sarà impreziosita da un eccezionale evento astronomico, la visita della splendida cometa Iwamoto, già ribattezzata dagli astrofili “cometa di San Valentino”. A rendere ancor più suggestivo questo passaggio, il fatto che si troverà molto vicina alla Terra e soprattutto si esibirà in un “duetto” con uno degli oggetti del profondo cielo più affascinanti, la bellissima galassia a spirale barrata NGC 2903, tra i bersagli più ambiti degli appassionati di astrofotografia. Sarà dunque un’occasione unica poter immortalare la cometa mentre saluta la galassia sullo sfondo.

Quando e dove osservare la cometa di San Valentino

La cometa Iwamoto, il cui nome tecnico è C/2018 Y1, lo scorso 6 febbraio ha raggiunto la distanza minima dal Sole (perielio), mentre nella notte tra martedì 12 e mercoledì 13 febbraio sarà alla minima distanza dalla Terra (perigeo), a 45 milioni di chilometri dal nostro pianeta. Il momento migliore per osservarla sarà proprio la sera del 13, attorno alle 22, quando passerà “vicino” a NGC 2903. Naturalmente sarà solo una questione prospettica, dato che la galassia, simile alla Via Lattea, si trova a oltre 20 milioni di chilometri dalla Terra, inquadrata nella costellazione del Leone. Per cercarla sulla volta celeste dovrete puntare lo sguardo a Sud Est, a sinistra della stella Procione e quasi al centro del grosso triangolo immaginario formato da Sirio, Capella e Arturo, tra gli astri più brillanti del firmamento.

Posizione della galassia e della cometa. Credit: Stellariumin foto: Posizione della galassia e della cometa. Credit: Stellarium

Come osservare la cometa di San Valentino

Una volta individuata la giusta porzione della volta celeste dovrete munirvi di un binocolo o di un piccolo telescopio, dato che la cometa non sarà visibile a occhio nudo (e non lo è nemmeno la galassia). Apparirà come una sorta di “batuffolo diffuso”, come dichiarato dall’astrofisico Gianluca Masi, responsabile del Virtual Telescope Project. Per osservarla il cielo dovrà essere necessariamente buio, dunque privo di inquinamento luminoso. Proprio Masi e il suo team verranno in soccorso a chi non potrà ammirare lo spettacolo nel cielo con i propri occhi; sul sito del Virtual Telescope Project, infatti, a partire dalle 22 del 13 febbraio verrà trasmessa una diretta streaming che mostrerà l’incontro tra la cometa e la galassia in tutto il suo splendore.

Cometa di Iwamoto. Credit: Gianluca Masi/Virtual Telescope Projectin foto: Cometa di Iwamoto. Credit: Gianluca Masi/Virtual Telescope Project

Un’occasione irripetibile

La cometa di Iwamoto, scoperta tra novembre e dicembre 2018 dall’astronomo non professionista Masayuki Iwamoto, è un oggetto che impiega ben 1.371 per completare un’orbita attorno al Sole. Ciò significa che l’ultimo incontro col nostro pianeta è stato nel 648, mentre tornerà a salutare la Terra esattamente nel 3.390, quando ovviamente non ci saremo più da secoli e secoli. Il passaggio (prospettico) nei pressi di una galassia rende il tutto ancor più raro e affascinante, siamo dunque innanzi a una valida scusa per sfidare le rigide temperature invernali, naturalmente ben coperti.

Fonte: La cometa di San Valentino “danza” con una splendida galassia: come e dove vedere il duetto

Boom di strutture ricettive a Roma

I dati della Questura di Roma – presso la quale gli esercenti hanno l’obbligo di comunicare le persone registrate presso le rispettive strutture di accoglienza – rivelano che negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale il numero delle strutture ricettive e in particolar modo quelle cosiddette extralberghiere ovvero i bed and breakfast, gli affittacamere (guest house), le case vacanze, gli alloggi turistici; mentre restano pressoché invariati i dati sulle categorie alberghiere (hotel, hotel boutique, pensioni, villaggi albergo e simili). Ma come influisce tutto questo sul turismo a Roma e sulla qualità dell’accoglienza?

Perché aumentano le strutture extralberghiere?

Le strutture extralberghiere come B&B, affittacamere, ostelli, home sharing e simili stanno riscuotendo particolare successo tra i viaggiatori perché risultano soluzioni abitative più gradite all’utenza perché si è in grado di ridurre notevolmente i costi del viaggio entrando in una dimensione più familiare e accogliente, mentre dalla parte degli esercenti gestori – che non sono imprenditori – rappresenta un’entrata aggiuntiva nel reddito familiare senza impegni gravosi, poiché l’apertura di un’attività ricettiva non alberghiera e non imprenditoriale non è soggetta ad alcuna autorizzazione preventiva, poiché è sufficiente la SCIA (la dichiarazione di inizio attività). Tuttavia questi esercizi ricettivi non sono privi di regole, in quanto sono regolamentati dalle Leggi Regionali in base alla Legge quadro nazionale n. 135 del 29 marzo 2001 e che per quanto riguarda la Regione Lazio fa capo al Regolamento Regionale n. 8 del 7 agosto 2015 e successive modifiche (R.R. n. 14/2017).

Attenzione ! il fenomeno dell’abusivismo è particolarmente seguito dalla Questura di Roma proprio perché le norme sono spesso disattese a danno dei turisti, del fisco e della sicurezza pubblica. Le attività ricettive abusive sono potenzialmente pericolose perché spesso ricettacolo di attività illegali (come la minaccia terroristica).

I dati sulle strutture ricettive di Roma

Il dato sull’accoglienza a Roma presenta delle ambiguità, perché stando alle ricerche condotte da Incipit – Federalberghi (ultimi dati disponibili risalgono al 2015), l’offerta alberghiera nella capitale è statica, ma di contrasto sempre nel 2015 si è registrato un incremento esponenziale dei cosiddetti alloggi sostitutivi o extralberghieri che nella sola Roma sono 18.546. Questo significa che ipotizzando per ciascuno di questi alloggi una capienza di due stanze per un minimo di 4 persone, B&B e simili riescono a ospitare tanti clienti quanti ne possono contenere gli alberghi sul territorio, ovvero oltre 100.000 utenti. È l’esercito degli albergatori per caso, persone senza specificità imprenditoriali che a vario titolo si classificano nelle categorie del B&B, delle case vacanze e formule simili con una capacità di accoglienza pari al sistema alberghiero esistente e che si è costruito e consolidato gradualmente nel corso di decenni.

La concorrenza non è sleale, ma è senz’altro spietata, soprattutto perché queste realtà ricettive si concentrano proprio nei principali luoghi di attrazione turistica come il Colosseo, Piazza Navona – che registra la più alta concentrazione di alloggi sostitutivi – Piazza di Spagna e così via. Il vantaggio per il turista è di vivere nel cuore della città senza spendere troppo, ma anche senza tutte le tutele e i servizi garantiti di un albergo, anche di bassa categoria. Nonostante i social, il passaparola e la diffusione delle notizie, manca l’informazione perché se da un lato, per esempio, sono sempre più trendy i boutique hotel, molti ritengono che sia anche una scelta “ricercata”, mentre è sufficiente informarsi bene per individuare il boutique hotel giusto che coniuga l’attenzione di un servizio di hotel con il risparmio e la genuinità di una struttura ricettiva piccola o a conduzione familiare, come nel caso dell’Hotel Teatro Pace a Piazza Navona dove la cordialità e la disponibilità sono di casa, senza rinunciare al confort, all’assistenza, alle attenzioni e alla privacy di un hotel di categoria.

A chi rivolgersi per trasformare lo spazio ufficio

C’è stata una vera e propria evoluzione, se non addirittura una rivoluzione, del modo di lavorare. Se un tempo infatti la la maggior parte delle attività veniva svolta dal singolo, e solo alla fine tutte queste attività avevano modo di collegarsi le une alle altre, oggi si lavora in team, in un clima di cooperazione. Ovviamente questo nuovo modo di lavorare ha portato con sé la necessità di ridisegnare gli spazi di lavoro. In un clima di cooperazione, i singoli non potevano più avere uno spazio indipendente dagli altri da cui operare, chiuso, come se fosse una stanza privata. In un clima di cooperazione, è diventato necessario che tutti i lavoratori siano presenti nella stessa stanza infatti. L’ambiente di lavoro non deve inoltre prevedere postazioni private, bensì postazioni che ogni lavoratore può sfruttare secondo le specifiche esigenze del momento, con la possibilità di scegliere postazione da cui poter lavorare autonomamente che offrono privacy e silenzio e postazioni invece pensate proprio per la cooperazione.

La cooperazione costringe insomma tutti i lavoratori alla coesistenza all'interno di uno stesso ambiente che deve risultare però molto versatile. Ma come riuscire ad ottenere tutto questo? Prima di tutto con un open space ovviamente. Lo spazio ufficio deve essere ridisegnato quindi abbattendo tutti i muri presenti, per fare in modo di avere un ampio spazio del tutto libero su cui operare. Non del tutto però. È infatti necessario lasciare qualche stanza chiusa, quella per i dirigenti e quella per le riunioni a cui devono partecipare solo poche persone.

In secondo luogo è di fondamentale importanza andare alla ricerca di una ditta specializzata in arredamenti di ufficio di alta qualità, che risulti moderna, all'avanguardia, al passo con i tempo che corrono. Attenzione, non è possibile scegliere un mero venditore di mobili. Ciò di cui si ha oggi bisogno è qualcuno che possa ripensare lo spazio ufficio, in base alla tipologia di cooperazione che in quell'ambiente è necessario portare avanti e a tutte le varie attività, qualcuno insomma che sia in grado di progettare l’ufficio, come rcpsrl.it, una delle realtà infatti considerate oggi leader in questo settore e che consigliamo a tutti di scoprire tramite il suo sito internet ufficiale.

Sulla base di questa progettazione, si passa poi alla scelta di ogni singolo mobile, che deve essere quanto più versatile possibile, capace di garantire un’ampia superficie da cui lavorare ma che non occupi spazio in modo eccessivo, dal punto di vista estetico in linea con lo stile moderno. Molto importante ricordare che i mobili dovrebbero sempre essere capaci di rispecchiare il mood dell’azienda, ma allo stesso tempo anche di garanzie un ambiente di lavoro piacevole e rilassante, perché solo in un ambiente di questo tipo si ha la possibilità di risultare performanti e anche la cooperazione con gli altri, che non è sempre semplice, può risultare più facilmente gestibile.

Sempre per poter garantire una cooperazione più semplice e performance più elevate, è bene prendere in considerazione anche delle zone per il relax e per i momenti di pausa. Dopotutto solo facendo delle pause di tanto in tanto, è infatti possibile garantire al cervello di ogni lavoratore la possibilità di fare del suo meglio, senza stancarsi in modo eccessivo e sempre con la massima concentrazione possibile.

Ha fatto guadagnare a BuzzFeed soldi e traffico creando quiz gratis: ora tutti la vogliono assumere

Ha fatto guadagnare a BuzzFeed soldi e traffico creando quiz gratis: ora tutti la vogliono assumere

692 quiz. La quinta fonte di traffico più alta della sezione e una delle principali dell’intero giornale americano, tanto che le stime dei guadagni generati da questi quiz si potrebbero assestare intorno ai milioni di dollari. Eppure a realizzare questi contenuti non è stato un team di dipendenti di BuzzFeed, colosso americano dell’editoria, ma una ragazzina di 19 anni residente in Michigan, che tra una lezione e l’altra ha utilizzato la sezione del portale dedicata alla community per pubblicare i propri quiz. In maniera del tutto gratuita e guadagnando solo qualche carta regalo Amazon e una maglietta.

Si chiama Rachel MacMahon e nel corso degli ultimi giorni la sua storia è diventata letteralmente virale negli Stati Uniti. In breve, all’inizio del 2017 la ragazzina, al tempo ancora minorenne, ha iniziato a pubblicare su BuzzFeed una serie di quiz, elementi che la testata ha sempre spinto fortemente come parte della sua strategia virale. Da diversi anni, oltre ai contenuti generati dai dipendenti, BuzzFeed pubblica quelli realizzati dagli utenti, che all’interno di una sezione specifica del sito possono realizzare e pubblicare i propri quiz. Il problema di Rachel è che i suoi si sono rivelati essere quelli più efficaci e in grado di generare una quantità enorme di traffico. E, di conseguenza, anche di ricavi.

Secondo il giornalista Ryan Houlihan, BuzzFeed avrebbe generato circa 3,8 milioni di dollari grazie al traffico dei quiz della giovane studentessa, cifra che si assesterebbe intorno all’1% dei ricavi del 2018. Secondo l’azienda, invece, Rachel avrebbe portato circa 200.000 dollari nelle casse di BuzzFeed nei due anni in cui ha publicato i suoi quiz. L’elemento più assurdo della storia è che Rachel ha realizzati tutti i 692 quiz in maniera totalmente gratuita e senza mai ricevere un pagamento. Le uniche ricompense ricevute sono state delle carte regalo Amazon da 30 dollari e una maglietta. Eppure L’azienda sapeva bene che i contenuti prodotti dalla 19enne erano ben sopra la media.

“Eravamo tutti appassionati al successo di Rachel” ha spiegato Matthew Perpetua, ex direttore dei quiz di BuzzFeed. “Ci sono sempre stati utenti particolarmente capaci, ma il suo livello di successo e la sua produzione prolifica erano di un altro mondo. Abbiamo persino studiato il suo lavoro e imparato dai suoi quiz“. In termini di ricompense, però, da parte dell’azienda non c’è stato nulla. Una notizia che stupisce non solamente per l’enorme quantità di lavoro gratis di Rachel, ma anche perché arriva in un momento in cui BuzzFeed ha annunciato di aver licenziato il 15 percento della sua forza lavoro. E questa percentuale comprende un grande numero di persone addette ai quiz, compreso Perpetua.

Lo stesso ex direttore del dipartimento ha spiegato, all’interno di un post sul proprio blog, che parte della decisione aziendale di lasciare a casa alcuni dipendenti è stata presa in virtù dell’aumento di quiz generati dagli utenti e del loro enorme successo, citando proprio una “giovane ragazza del Michigan” come esempio. Il riferimento, ovviamente, è a Rachel e al suo lavoro. “Quando l’ho letto, ho sentito un peso sulle mie spalle” ha spiegato Rachel. “Ho pensato di essere la ragione dei licenziamenti“. D’altronde la sezione community di BuzzFeed vanta un enorme numero di quiz generati dagli utenti, che spesso si rivelano essere estremamente virali. E anche totalmente gratuiti.

Ora la giovane studentessa ha smesso di produrre quiz per la testata americana. “Non mi sembra giusto nei confronti delle persone che sono state licenziate, l’azienda non dovrebbe usare il mio hobby per generare profitti” ha spiegato. “Non so cosa farò dopo la scuola, ma sono interessata al campo dei social media”. Di certo le opportunità ora non mancheranno: persino Netflix ha contattato la ragazza per offrire un lavoro, twittando “Hey Rachel, vorremmo lavorare con te (pagandoti)”. Nel frattempo anche BuzzFeed si è espresso sulla questione: “Rachel è una creatrice fenomenale con una comprensione innata di cosa rende i quiz così irresistibili. Saremmo fortunati ad assumerla quando finirà il college”.

Fonte: Ha fatto guadagnare a BuzzFeed soldi e traffico creando quiz gratis: ora tutti la vogliono assumere

Come scegliere un’agenzia di comunicazione nel modo giusto

Avete intenzione di affidare la pubblicità per il vostro business ad un’agenzia pr Milano o ad un’agenzia di comunicazione ma non avete la più pallida idea di quale scegliere? Sicuramente, al giorno d’oggi, le agenzie di questo tipo possono davvero fare la differenza in termini di pubblicità e promozione di un prodotto o servizio. Ma come fare a scegliere i collaboratori giusti per questa tipologia di marketing? In questa guida vi spiegheremo subito dritte e segreti. Continuate a leggere per saperne di più.

1. Valutate la disponibilità e la reperibilità dell’agenzia

Quando ci si affida ad un’agenzia di comunicazione, spesso non si hanno le idee chiare sui metodi di lavoro che bisogna utilizzare e soprattutto su quale strategia usare per promuoversi al meglio. Per questa ragione, è molto importante affidarsi a dei professionisti il più possibile disponibili a rispondere a tutte le vostre domande e dubbi. Se, al contrario, ad ogni chiamata non ricevete risposta o addirittura il professionista che avete davanti vi sembra restio a darvi chiarimenti o poco affabile, forse è il caso di cambiare subito agenzia per il vostro business.

2. Le opinioni contano

Al giorno d’oggi, in pochi acquistano un servizio senza leggere prime le varie recensioni in rete. Non si sa come, non si sa perché, ma leggere le varie opinioni su internet permette all’utente di acquistare con quasi più sicurezza e convinzione un prodotto. Ebbene, prima di affidare la vostra azienda ad un’agenzia di comunicazione, fate delle ricerche in giro per capire che reputazione questa si è costruita nel corso del tempo ma soprattutto che tipo di opinione hanno i clienti di essa. Così facendo, riuscirete a scegliere i professionisti più in linea con il vostro progetto, evitando quindi una serie di fregature.

3. Hanno già lavorato nel vostro settore?

Non tutte le aziende sono esperte ed efferate in ogni settore possibile ed immaginabile. Ebbene, prima di scegliere quella perfetta per voi, chiedete sempre un portfolio o comunque dei casi studio già trattati precedentemente dall’agenzia in modo da farvi un’idea su un eventuale esperienza. Ad esempio, se vi occupate di produzione degli infissi in legno o acciaio, sappiate che non tutte le agenzie possono essere esperte o comunque capaci di gestire o promuovere un business del genere. Per questa ragione, è sempre bene valutare prima il portfolio del professionista che si ha davanti e solo dopo decidere se è quello giusto per la propria azienda.

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