Pensare in grande è la premessa, parola di Antonio Cianci

Kauffman Fellow, Antonio Cianci è Laureato in Ingegneria Elettronica. Ha svolto un percorso professionale dedicato ai temi dell’innovazione a 360°, che lo ha portato a ricoprire diversi ruoli istituzionali. Ma è anche esperto di storia delle invenzioni, e da oggi Wcap Ambassador per il Far East. Iniziamo parlando del suo percorso professionale, che la porta oggi ad esssere Wcap Ambassador. Negli ultimi quattro sono stato Consigliere per l’innovazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le ottime relazioni sviluppate con la Cina durante la mia attività istituzionale hanno portato all’apertura di tre centri, di cui uno per il…

Pensare in grande è la premessa, parola di Antonio Cianci

Kauffman Fellow, Antonio Cianci è Laureato in Ingegneria Elettronica. Ha svolto un percorso professionale dedicato ai temi dell’innovazione a 360°, che lo ha portato a ricoprire diversi ruoli istituzionali. Ma è anche esperto di storia delle invenzioni, e da oggi Wcap Ambassador per il Far East.

Iniziamo parlando del suo percorso professionale, che la porta oggi ad esssere Wcap Ambassador.

Negli ultimi quattro sono stato Consigliere per l’innovazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le ottime relazioni sviluppate con la Cina durante la mia attività istituzionale hanno portato all’apertura di tre centri, di cui uno per il trasferimento tecnologico. All’interno di questo centro, lo scorso aprile, durante il Forum internazionale sull’Innovazione di Pechino, da una serie di incontri cui ha preso parte anche Salvo Mizzi è nata l’idea di promuovere con attività concrete lo scambio di innovazione tra Italia e Cina anche con l’apertura di un acceleratore, progetto su cui stiamo attualmente collaborando.

Chi sono i soggetti con cui abbiamo avviato la cooperazione e dove sarà creato l’acceleratore?

Il nostro intelocutore principale è il MOST – Ministry of Science and Technology -. Abbiamo un ottimo supporto da parte della nostra ambasciata che ha condiviso l’entusiasmo del progetto pensando che possa essere un vero volano di sviluppo. Non sappiamo ancora se la sede dell’acceleratore sarà Pechino o Tianjin.

Che consiglio darebbe a una startup in termini di internazionalizzazione?

Il grande insegnamento della fellowship alla Kauffman Society è quello di pensare in grande. Le racconto la storia della startup creata da due fellow che hanno creato un’azienda di cibo per neonati di alta qualità. Quando hanno sviluppato il business plan, nel rispondere alla domanda su chi fossero i nostri concorrenti non hanno avuto esitazioni: Procter & Gamble e Unilever.

Oggi possono dire di avercela fatta, ponendo in essere tutte le azioni per mettersi in competizione con quei giganti. Il primo hanno fatturato un dollaro, il secondo anno pure, il terzo anno 80 milioni di dollari. Quindi il consiglio è non pensare che l’obiettivo della startup sia ottenere il finanziamento del Venture Capital. Quello è il prerequisito. L’obiettivo è diventare leader di mercato.

Ma molto spesso l’apporto dei primi finanziamenti resta fondamentale, non trova?

Certo. Il venture può, con pochi soldi, e tanto network, aiutare la startup a fare prima e meglio il suo percorso. Ma la startup deve pensare in grande, da leader, e lavorare per farcela anche da sola. Se l’obiettivo è diventare il più bravo del condominio, difficilmente andrà lontano.

Quali sono le attività che svolgerà come Wcap ambassador nel far east?

Per diventare leader nel mondo ci vuole un respiro internazionale. La Cina e il far east sono in questo momento Paesi che crescono trainando il resto dell’economia mondiale. Hanno però una caratteristica che ben si sposa con la nostra economia: pur possedendo una straordinaria abilità industriale in alcuni casi sono ancora “giovani” rispetto alla nostra capacità di innovazione, che nasce da un credito culturale storico enorme, che l’Italia possiede. La gran parte degli oggetti che utilizziamo sono stati pensati da un italiano, dal telefono, alla Sim, all’Mp3, queste ultime due innovazioni nate proprio in Telecom.

Cosa vuol dire in un ottica wcap?

Io credo che sia possibile contaminare una capacità industriale che è tipica del far east con la nostra capacità di innovazione innestando in un processo virtuoso questi due aspetti. Da un lato nostra abilità nell’ affrontare i problemi e risolverli e dall’altro la capacità di questi paesi di riprodurli in larga scala. Un po’ come fa Apple, che crea innovazione a Cupertino, che poi viene svilupparla in larga scala da una società di altissima qualità come FoxConn.

Rappresenterò al pubblico cinese l’eccellenza tecnologica dell’Italia, rendendo noto a quei Paesi che l’Italia può essere un buon posto in cui fare scouting e investire. Credo che dall’unione di questi due mondi, che sono molto più vicini di quanto non si creda, possano veramente nascere le powerhouse di cui abbiamo bisogno.

Il far east è un territorio enorme. Quali sono – oltre alla Cina – i mercati su cui investire e con cui fare partnership?

I Paesi sono 3, oltre alla Cina certamente Corea del Sud e Giappone. La Corea è un Paese che presenta grandi similitudini con l’Italia. Inoltre i grandi gruppi coreani sono affamati di tecnologie, ecco perchè avviare una collaborazione può rappresentare uno sbocco di grande interesse. Il Giappone sta uscendo dalla stagnazione che lo ha contraddistinto negli ultimi anni e vuole tornare ad essere un protagonista dell’innovazione. Ricordiamo che una delle grandi innovazioni che lanciarono la Sony, l’On Screen Display, fu inventata da un ingegnere di Torino. Non è la prima volta, quindi che i nostri due paesi lavorano insieme.

Ci sono delle best practices positive made in far east rispetto al mondo delle startup che dovremmo importare?

La Cina nel confronti del nostro Paese ha un unico grande vantaggio: ha insieme velocità di pensiero e di esecuzione. Noi su questo abbiamo tanto da imparare. Va riconosciuto però che un programma come Working Capital, e uno dei miei compiti di ambassador sarà sottolinearlo, ribalta questa percezione. In Wcap un progetto è pensato-visto-fatto con la stessa velocità degli standard internazionali. Con buona probabilità, e con l’umiltà del caso, credo che potremmo essere noi a rappresentare una best practice, e questo in Cina è stato riconosciuto con forza.

Photocredits: Premio Gaetano Marzotto

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