Report| Next Berlin 2013: Il futuro della Rete nascerà a Berlino?

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Report| Next Berlin 2013: Il futuro della Rete nascerà a Berlino?

E’ stata simbolo delle divisione mondiale dei blocchi durante il secolo breve, oggi è la città con più hype (e anti-hype) d’Europa: Berlino, o la si ama o la si adora. Il vero snob dal fare blasé tipico berlinese ne parlerebbe di una piazza ormai morta, eppure gli spazi di coworking si moltiplicano , gli incubatori e i programmi di mentoring aumentano e con l’esempio vincente di alcune realtà come – ma il giudizio è del tutto personale – Wunderkinder o Soundcloud la desiderabilità di Berlino in quanto ecosistema favorevole all’innovazione è al suo massimo stadio.

Con queste premesse si presenta Next, la conferenza tematica che si tiene ogni anno a Berlino, per la quale quest’anno – complice l’incertezza su alcuni sviluppi futuri – si è scelto un titolo tanto curioso quanto generico, Here be Dragons, l’espressione che nelle cartine medievali richiamava l’ignoto. Da italiani forse ne avremmo usata un’altra come Hic Sunt Leones, forse più indicativo dello stato di estrema competizione e alta mortalità che l’ambiente digitale oggi vede.

Nella due giorni tedesca – che negli anni si è guadagnata la reputazione di conferenza molto pragmatica – si sono visti ottimi spunti, verità forse viste come assolute come spesso capita in questo genere di incontri ma ma che prese singolarmente hanno un valore euristico per capire il presente.

Ad aprire la conferenza è stato il talk di Marina Gorbis dell’Institute for the Future che ha posto l’accento sulla collaborazione in diversi ambiti da quello lavorativo a quello educativo e sociale. Partendo da un grafico usato internamente – da un lato il valore decrescente prodotto da grandi organizzazioni, dall’altro quello prodotto da strutture in grado di aggregare piccole nicchie di contributi – ha mostrato alcuni esempi di come alcune realtà, anche in ambito professionale, stiano lavorando sulla base dei principi di Coase sui costi di transazione: le organizzazioni sono storicamente tecnologie nate per massimizzare i profitti e minimizzare questi costi.

“Abbiamo dato in outsourcing la nostra cittadinanza a un piccolo e ristretto gruppo”, continua Gorbis, ricordando come invece oggi stiamo ritornando protagonisti grazie alla tecnologia. Siamo prima di tutto raccoglitori di dati.

Gorbis rileva quanto le aziende siano, secondo lei,  in via d’estinzione e come le tecnologie amplifichino proprio il potenziale degli individui, una volta riservato solo a grosse strutture.

A seguire, è stata la volta di Peer Steinbrück, il candidato cancelliere della SPD, il partito socialdemocratico all’opposizione. Dalle impressioni ricavate tra gli operatori, non dovrebbe farcela alle prossime elezioni ma il suo discorso –  brillante, pragmatico e di ampio respiro – ha rivelato doti di leadership non comuni e che si adatterebbero bene alla realtà italiana.

Steinbrück è stato capace nel suo discorso di tracciare lo sviluppo futuro del suo Paese unendo la forza dell’industrializzazione e il potenziale del digitale: la Germania è il primo produttore al mondo di manufatti di alta qualità e cavalcare la quarta rivoluzione industriale significa sfruttare questo suo vantaggio. Soprattutto, è una grande occasione per le piccole e medie imprese, più abili nel percepire i bisogni di consumatori più smaliziati.

L’azione politica deve essere diretta a migliorare la formazione di personale altamente qualificato soprattutto per le sue competenze di calcolo e tecniche, la diffusione dell’imprenditoria e le infrastrutture tecnologiche: ad esempio, la banda larga dev’essere una priorità anche nelle aree rurali e bisogna fornire standard minimi, anche attraverso l’emissione di titoli ad hoc.

Steinbrück aggiunge anche un po’ della solita retorica sul fallimento che vista da una prospettiva non tedesca ha il suo fascino: le cose non devono essere perfette per farle partire. Il problema culturale tedesco – e la sua fortuna se questo è uno dei pochi problemi – sta tutto qui.

Parallelamente si è svolta la Startup Competition con ben due startup italiane, Buzzoole e Wanderio. Il primo è uno strumento per lo studio e la misurazione dell’influenza sui Social Media, il secondo un tool per pianificare la propria esperienza di viaggio. I loro talk sono andati bene, hanno avuto buoni feeedback e riscontrato quanto tutto sia accelerato in Germania: poche parole al vento, interesse e curiosità, quando si parte lo si fa a tambur battente, come è stato dimostrato dai ragazzi austriaci di LimeMetrics, vincitori della competition. La loro è una soluzione basata su un prodotto per il monitoraggio a distanza.

I momenti più alti della conferenza sono stati due, Harper Reed e Bruce Sterling: il primo ha illustrato le cose che ha imparato ricoprendo la carica di CTO per la campagna di Obama. La sua presentazione sembrava quasi una formula aristotelica  convincente nella maniera in cui solo gli americani sono capaci.

La sua storia è incredibile perché parte da un sito come Threadless – grafiche per magliette votate dagli utenti e poi messe in produzione con revenue sharing per gli artisti – per approdare alle elezioni 2012 per Obama. Forse è facile creare delle campagne online quando si ha alle spalle un prodotto e un brand come Obama ma nel suo speech sono emersi gli elementi distintivi:  grande team, pratica del fallimento e microlistening ma anche metriche, gestione delle risorse umane, raggiungimento degli obiettivi, la centralità dell’utente, il  successo.

Tutto bello, tutto incredibile e ottimista. Giusto così, come dovrebbe essere sempre a questo genere di conferenze. A portare le persone con i piedi per terra da una parte e a renderle consapevoli della propria responsabilità è stato Bruce Sterling, intellettuale, giornalista, scrittore.

Chiamato a tracciare scenari sul futuro e su come i rapporti saranno influenzati dalle nuove tecnologie, la sua è diventata a un certo punto una vibrante requisitoria contro lo status quo per cui la cultura delle startup non è altro che uno specchio di un mondo globalizzato capace di generare sogni non al servizio dell’umanità ma del capitale. Siamo tutti parte di questi draghi, dell’austerità forzata che arricchisce una minoranza facoltosa: as long as you are making rich guys richer, you are not disrupting the austerity, you are one of top facilitators.

Nel silenzio della platea attenta, il suo doveva essere un discorso di ampio respiro: le persone erano pronte ad andare a casa con forti motivazioni e invece per molti le sue parole hanno semplicemente riaperto gli occhi su aspetti che sempre più si tende a dimenticare e sulla responsabilità che ognuno porta nel proprio piccolo.

Ci si può fare un’idea del suo speech riguardandolo ma, giusto o sbagliato che fosse, Sterling è stata la coscienza critica di questo Next, la cui presenza ha reso questa edizione 2013 non il solito teatro di patinate promesse e lustrini dal sapore promozionale (vd. Scoble), bensì un luogo che fa riflettere sulla complessità della modernità, e di questo dovremmo esserne grati.
Milano, 8 maggio 2013
ZENO TOMIOLO

Per questa news si ringrazia:

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