Innovazione Start-Up

Così una startup italiana ha insegnato a coltivare il riso padano in Congo

Creare una startup in piena regola, ma in Africa. Nella Repubblica Democratica del Congo, ad essere precisi. Uno zaino pieno di idee e progetti, tanta passione ed entusiasmo, una data di arrivo ma nessun ritorno pianificato. Il viaggio di Luca e Chiara è iniziato con queste premesse e, ad oggi, sembra non essere affatto cambiato. Una sfida importante che, però, non li ha mai fermati, nonostante piccole difficoltà e paure. 27 e 29 anni, italiani sulla carta d’identità ma africani nel cuore. Questi due ragazzi hanno lasciato un anno fa il Belpaese alla volta del Congo dove sono riusciti a creare …

Così una startup italiana ha insegnato a coltivare il riso padano in Congo

Creare una startup in piena regola, ma in Africa. Nella Repubblica Democratica del Congo, ad essere precisi.

Uno zaino pieno di idee e progetti, tanta passione ed entusiasmo, una data di arrivo ma nessun ritorno pianificato. Il viaggio di Luca e Chiara è iniziato con queste premesse e, ad oggi, sembra non essere affatto cambiato. Una sfida importante che, però, non li ha mai fermati, nonostante piccole difficoltà e paure.

Chiara Luca Mazao

27 e 29 anni, italiani sulla carta d’identità ma africani nel cuore. Questi due ragazzi hanno lasciato un anno fa il Belpaese alla volta del Congo dove sono riusciti a creare ed avviare Mazao, una vera e propria startup di sviluppo del territorio con lo scopo principale di migliorare le condizioni di vita delle persone del posto.
Obiettivi apparentemente difficili ma non impossibili, almeno per loro. Luca e Chiara, però, sono partiti dall’Italia con un’idea totalmente diversa. Il progetto iniziale, infatti, era acquistare un piccolo pezzo di terra per poi realizzare una fattoria. Appena arrivati sul posto, però, i piani sono stati stravolti.

Dopo un attento studio, aver preso confidenza con il territorio e visto che la popolazione locale non era molto preparata in merito ad un uso corretto di una delle principali risorse (il riso), i due ragazzi hanno deciso di creare e, successivamente, di attuare dei programmi di educazione nei villaggi rurali per poter garantire alla gente del posto una giusta educazione atta ad iniziare una coltivazione strutturata, pianificata e corretta del riso.

Idee importanti e progetto assai challenging, ma che si sono rivelati molto utili ai coltivatori di riso. Ebbene sì. L’attività di educazione, svoltasi sempre sul campo, è stata sin dall’inizio pensata proprio sui bisogni principali dei beneficiari.

Mazao
Come si snoda? Il programma educativo “Likilimba du Riz”, inventato e realizzato proprio da Luca e Chiara, utilizza le metodologie più varie: educazione attiva, teatro partecipativo, microcredito, idea di impresa sociale ma soprattutto il sapore tradizionale canalizzato in attività che generano ricchezza e rispettano il patrimonio ambientale.

Insomma: le metodologie più varie, ma che come comune denominatore hanno la condivisione e non l’imposizione.

Lo scopo principale di Mazao è promuovere l’autodeterminazione dell’individuo, della sua comunità facilitando il sostegno del processo di crescita di una leadership in grado di mettere le basi per nuove iniziative di cambiamento.

Attraverso questo progetto, quindi, i coltivatori possono imparare le tecniche corrette per ottenere una buona qualità di riso che, di conseguenza, può essere facilmente venduto. Ciò che Luca e Chiara stanno cercando di trasmettere alla popolazione locale è anche una corretta metodologia di vendita. Cioè mettere il riso in sacchetti contenenti una determinata quantità evitando di guadagnare troppo poco rispetto a quanto effettivamente prodotto e venduto.

Sembra facile, spesso non lo è. I due ragazzi, però, si rimboccano le maniche giornalmente e continuano a lavorare alacremente anche su questo frangente. E i risultati non si fanno attendere.

Mazao at work

Mazao è molto di più di una semplice organizzazione non governativa: è proprio una start-up che, piano piano, si sta ritagliando un piccolo ruolo nella società, assai rurale, della Provincia del Katanga, nella parte meridionale della Repubblica Democratica del Congo.

Luca e Chiara, in questo primo anno di permanenza congolese, iniziano a toccare con mano i primi risultati. Dopo attenti programmi di educazione, vedono che i coltivatori di riso si stanno rendendo sempre più indipendenti e stanno prendendo coscienza della loro attività.

Mazao Stanno diventando indipendenti. Per garantire, inoltre, una partecipazione ancor più attiva della popolazione locale, hanno formato personale sul posto, ora parte del team Mazao. Sono economicamente indipendenti, riescono a pagare i collaboratori e, quanto prima, cercheranno di restituire i soldi avuti in prestito prima della partenza da amici e conoscenti grazie ad un’attenta attività di fundraising.

Luca, dopo gli studi in Business Management a Londra, ha lavorato per un po’ nelle risaie del Vercellese, proprio per capire come funziona la coltivazione del riso. Chiara ha studiato cooperazione allo sviluppo e ha seguito Luca in questa avventura.
Si suddividono i compiti e Mazao procede.

What’s next? Far sì che questa start-up diventi una vera e propria realtà, utile alla popolazione locale e parte del sistema. E, soprattutto, lasciarla in mano alla gente del posto. Il desiderio di cambiare area, poter attuare gli stessi programmi di educazione e, magari, tornare in Italia c’è. Per il momento, però, Luca e Chiara restano lì, in territorio africano, per poter rendere sempre più concreto e vero un sogno da sempre serbato nel cassetto.

Non chiamiamoli cervelli in fuga però. Mazao in lingua swahili significa “frutti della terra”: a quanto pare, anche grazie a Luca e Chiara, i frutti che stanno crescendo laggiù, in Congo, hanno un sapore anche italiano. Un ulteriore motivo per essere, comunque, orgogliosi dei talenti del nostro Paese.

Roma, 10 dicembre 2013
Valentina Clemente

Per questa notizia ringraziamo:

Che Futuro! » Startup Italia

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