Saggi: proposta eliminazione Commissioni Agricoltura Camera e Senato risponde a visione che non guarda a futuro

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Saggi: proposta eliminazione Commissioni Agricoltura Camera e Senato risponde a visione che non guarda a futuro

La proposta formulata dai 10 Saggi nella relazione finale consegnata al presidente Napolitano, riguardante l’abolizione delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato e che presumibilmente è stata pensata per ragioni di riduzione dei costi, lascia decisamente perplessi.

Una perplessità che nasce dalla consapevolezza (è il caso di dire “maturata sul campo”) della indiscutibile centralità del sistema agroalimentare italiano, nella gestione del territorio ma anche nella sua salvaguardia, come pure nella valorizzazione e “messa a reddito” delle enormi opportunità che la terra (e soprattutto il saperla utilizzare) regala al Paese.

La prova concreta è da intercettare nella tenuta produttiva ed occupazionale del settore nella attuale crisi, nelle ottime perfomance delle esportazioni delle nostre eccellenze agricole, nella resistenza (faticosa) alla pressione della competizione di prodotti di importazione e nella lotta su scala planetaria alle frodi commerciali che privano di una gran quota di valore aggiunto le nostre migliori produzioni.

Un quadro che si arricchisce dall’interesse crescente dei giovani verso l’agricoltura, considerata un concreto sbocco professionale e la opportunità di intraprendere uno stile di vita più vicino alla natura, che fornisce l’occasione anche di riqualificare le aree rurali periferiche dei nostri centri urbani spesso abbandonate. Val la pena di ricordare che il giovane agricoltore di oggi è quasi sempre diplomato e spesso è laureato: due elementi che arricchiscono di contenuti la prospettiva, di per sé già importante, del rinnovamento generazionale che è stato avviato.

Tutto questo avviene nonostante un assetto istituzionale oserei dire “ostile”, benchè quella agricola sia la più antica, la più onerosa e la più regolamentata delle politiche comunitarie.

Da sempre,infatti, l’azione dello Stato ha latitato.

Sia nella sua attenzione in termini di risorse che nella sua capacità (attraverso una efficace azione legislativa e di indirizzo) di essere elemento collante tra le Regioni e le Province Autonome, dotate come è noto di competenza diretta sulle materie agricole.

Eliminare quel poco che c’è dell’azione dello Stato, anziché conferirgli maggiore dignità e intensità, è decisamente poco saggio. Sembra, anzi, allinearsi ad una visione poco contemporanea e ancor meno rivolta al futuro, che continua a concepire l’agricoltura, di fatto ignorandola, come residuale rispetto alle esigenze e alle prospettive del Paese.

Ma così non è.

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