Startup motore della nuova Italia? Sì, ma solo se saranno #nonsolodigital e #nonsologiovani

Startup uguale giovani innovatori digitali. Questa è l’equazione facile facile che facciamo tutti noi. Il movimento delle startup è qualcosa di straordinario, il motore – ancorché per ora simbolico, perché genera poco fatturato e pochissimi posti di lavoro – di un Paese che ha voglia di cambiare. Lo racconto …

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Startup motore della nuova Italia? Sì, ma solo se saranno #nonsolodigital e #nonsologiovani

Startup uguale giovani innovatori digitali. Questa è l’equazione facile facile che facciamo tutti noi.

Il movimento delle startup è qualcosa di straordinario, il motore – ancorché per ora simbolico, perché genera poco fatturato e pochissimi posti di lavoro – di un Paese che ha voglia di cambiare. Lo racconto da quasi tre anni e credo, sinceramente, che attraverso le storie di questi giovani innovatori digitali sia possibile motivare l’Italia intera a rimboccarsi le maniche e ripartire, ritrovando ispirazione, idee e voglia di agire.

Credo però che i giovani innovatori digitali, da soli, non risolleveranno il Paese.

Ecco perché vorrei ampliare il ragionamento sul mondo delle startup partendo dalla definizione che di questo termine dà Wikipedia: “Con il termine startup si identifica l’operazione e il periodo durante il quale si avvia un’impresa. Nello startup possono avvenire operazioni di acquisizione delle risorse tecniche correnti, di definizione delle gerarchie e dei metodi di produzione, di ricerca di personale, ma anche studi di mercato con i quali si cerca di definire le attività e gli indirizzi aziendali. Le startup company, di solito imprese appena costituite, utilizzano generalmente una limitata quantità di capitale, lavoro e terreni”.

Come noterete, non si fa nessun riferimento né all’età degli startuppari né all’oggetto delle startup company. Cosa diversa da quanto avviene con il decreto sulle startup innovative messo a punto dal precedente governo: un primo passo fondamentale per favorire la nascita di nuove imprese, ma soltanto un sassolino in un percorso che deve essere necessariamente più complesso e muoversi in contemporanea sul binario legislativo e su quello della comunicazione.

Si deve agire per favorire la nascita di nuove imprese in tutti i campi, puntando specialmente sul made in Italy: moda, design, enogastronomia, turismo e cultura. Questo significa cioè ampliare il campo, andare oltre la sola innovazione tecnologica e ripartire dai cinque asset che hanno fatto grande il nostro Paese. Non basta, però: va al tempo stesso favorita la nascita di imprese da parte di persone di tutte le età, non soltanto giovani. Si deve cioè offrire una possibilità concreta sia ai tanti cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro, sia ai tanti quarantenni che, consci della fine dell’era del posto fisso, stanno seriamente pensando di abbandonare il lavoro impiegatizio per costruirsi una vita che torni a ridare senso ai propri sogni, troppo spesso bruciati sull’altare dello stipendio certo (che tanto certo non lo è più).

Sintetizzo: i giovani, che innovatori lo sono per età e digitali per nascita, sono stimolati a fare impresa. Startup. Ora dobbiamo far sì che lo stesso “sacro fuoco” torni ad ardere anche nelle generazioni più anziane. E per farlo abbiamo bisogno di leggi che azzerino la burocrazia (ripeto: azzerino la burocrazia! Chi fa impresa conosce bene quanto folle sia il nostro sistema, che così facendo genera costi assurdi, tempi assurdi e assurde morti premature) e di una narrazione forte di un’Italia in movimento. I grandi media alle storie del cambiamento non danno praticamente mai spazio, preferendo crisi, disoccupazione e spread, oltre a omicidi, suicidi e violenze, mentre c’è assoluto bisogno di far conoscere a tutti le tante piccole avventure quotidiane di quelle donne e quegli uomini che fanno impresa qui, perché amano l’Italia e credono nel suo rilancio.

Per questo motivo ritengo si debba allargare il concetto di startup al #nonsolodigital e al #nonsologiovani in modo da: 1. evitare che il movimento sia trasformato dai media in una “bolla”; 2. far sì che sia considerato il vero motore del cambiamento. Perché, questo va detto con fermezza e chiarezza, fare impresa in Italia oggi è il più forte gesto politico possibile.

Milano, 4 giugno 2013

ALESSANDRO RIMASSA

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