VivaLab Cosenza: come trasformare un evento cittadino in performance ubiqua

VivaLab Cosenza: come trasformare un evento cittadino in performance ubiqua

Che Futuro!

Un festival dedicato all’arte contemporanea diventa l’occasione per sperimentare nuove narrative digitali dove l’evento stesso – attraverso il suo racconto e la vita in tempo reale della città sui social network –  si trasforma in una performance partecipativa ubiqua.

Succede a Cosenza a Viva Performance Lab, progetto promosso dall’amministrazione comunale in partnership col MAXXI e col Comune di Altomonte nell’ambito di una serie di fondi regionali dedicati alla cultura.

Con Art is Open Source abbiamo progettato la vita digitale del festival.

Da un lato, una piattaforma di ascolto in tempo reale della città (una Cosenza Real Time da cui emergono le conversazioni, i temi, i desideri, gli animatori del dibattito cittadino); dall’altro una serie di strumenti che consentano di inventare e mettere in atto nuovi modi di raccontare la vita del festival attraverso i social network, accessibili agli organizzatori della manifestazione quanto ai cittadini.

Il cuore della sperimentazione sono stati gli studenti delle scuole superiori, protagonisti di un contest sulle “narrative emergenti”, alle prese con la creazione di veri e propri format di comunicazione ambientati sui social  network da inventare di sana pianta, fra gioco, competizione e formazione ai nuovi linguaggi.

Il progetto si affaccia alla sua riedizione fra l’estate e il prossimo autunno: quello che vi raccontiamo è, quindi un bel banco di prova di quanto speriamo di sperimentare nella prossima edizione.

[1] Un evento fra arte contemporanea, innovazione, partecipazione e formazione ai nuovi media

Un festival di performance – iscritto nel contesto dell’arte contemporanea – che si affaccia ai linguaggi digitali: una situazione abbastanza peculiare.

La porta verso la sperimentazione digitale la apre la coordinatrice del Festival, Francesca Conti, architetto ed esperta in politiche di sviluppo locale e turismo, che riassume così l’esperienza cosentina:

“VIVA Performance Lab non è solo un festival di due giorni con 8 artisti internazionali e una settimana di workshop per artisti emergenti selezionati con concorso internazionale realizzato insieme al MAXXI; è un mese e mezzo di laboratori creativi sviluppati in tre

Istituti Superiori, circa 100 ragazzi coinvolti, con la tutorship dell’Università della Calabria e dello staff di VIVA; è anche un concorso per premiare la loro capacità di produrre contenuti di valore online. E’ un’attività di ascolto, informazione e riflessione con associazioni culturali e artisti locali, sul livello della progettualità culturale a Cosenza, sulle prospettive della programmazione culturale europea, sull’esperienza di altri gruppi culturali che in Europa hanno creato sistemi collaborativi e centri culturali indipendentemente dal sussidio pubblico. Sono due giornate (a Cosenza e Altomonte) di progettualità per orientare la seconda annualità di VIVA, per generare nuove idee e instaurare un livello di conoscenza e collaborazione che cominci a rendere reale il concetto di rete.  Il progetto ha promosso iniziative a livello territoriale e sia a Cosenza sia ad Altomonte si è tenuto un Open Space (OST), ovvero un incontro gestito sulla base di una metodica partecipativa, da cui sono uscite idee progettuali forti che costituiscono un riferimento per le attività del prossimo anno.

Il festival ha introdotto un elemento forte di innovazione, la sperimentazione con i social media, il grande “orecchio” acceso sull’evento e le attività connesse, nato per la disponibilità di un team di qualità come AOS – Art is Open Source.

Questa attività ha permesso di far vedere un uso intelligente dei social network, utile a chi vuol capire il sistema di relazioni che nasce attorno ad un comune interesse o attorno ad un evento culturale. Tutto questo non è frequente da trovare all’interno di un progetto nato come “evento di arte contemporanea.”

È a partire da questa impostazione che abbiamo progettato il nostro intervento.

[2] Fra contest e schermi urbani, le narrative emergenti sui social network

Il mese e mezzo di preparazione del festival, ha visto lo staff di VivaLab impegnato da un lato sulle scuole, dall’altro sul dialogo con i cittadini, le associazioni e gli artisti locali, mentre il MAXXI si è occupato della cura e della selezione degli artisti internazionali.

Abbiamo studiato l’architettura relazionale del festival e le azioni messe in campo. Un grande sforzo è stato compiuto per assemblare le realtà creative cosentine, attraverso incontri sul campo dedicati all’arte contemporanea: il risultato è un gruppo Facebook, Cosenza Creativa, dove ora convergono  circa un centinaio di soggetti diversi fra associazioni, gruppi e singoli. Mentre un concorso dedicato agli studenti universitari avrebbe premiato il miglior art blogger.

Ma ciò che che ci ha colpito maggiormente è stato il focus sulle scuole e sulla formazione: gli studenti delle scuole superiori sarebbero stati il cuore dell’accoglienza agli artisti, ma anche della documentazione dell’evento, della mediazione culturale fra il festival, gli artisti e la città, creando progetti artistici autonomi (un installazione curata dagli studenti del Liceo Artistico) e persino momenti legati al cibo e alla gastronomia, grazie al coinvolgimento dell’Istituto Alberghiero.

Una serie di laboratori, con l’accompagnamento di diversi tutor, ha consentito loro di prepararsi per diventare un vero e proprio staff con un ruolo attivo in tutto lo svolgersi del festival. Anche gli studenti avevano a disposizione un gruppo Facebook, VivaPerformance Lab,  per proseguire da remoto le attività dei laboratori e coordinarsi (visitandolo vi si ritrova un diario fluido delle attività dei ragazzi).

Era una ricchezza enorme, quanto un modo di concepire l’evento insolito e peculiare, e siamo partiti proprio da là aggiungendo un ulteriore strato di formazione.

Abbiamo predisposto prima di tutto la piattaforma di ascolto della città. Sul sito la prima infoestetica consente in modo veloce di visualizzare i temi e gli attori dell’agenda analizzando le conversazioni sui social netork: attualmente l’infoestetica non è visibile riferendosi alle attività del festival, me eccovi una bella immagine che la racconta.

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I punti verdi sono i temi, quelli rossi gli attori, evidenziandone le connessioni. Un’ulteriore serie di visualizzazioni consente di ottenere i dati in base alla distribuzione temporale, all’intensità dei temi e delle attività di comunicazione per utente singolo.

Per evidenziare la vita del festival sono state create una serie di tag ufficiali del festival: una generale (#VivaCosenza) e altre specifiche per ogni attività promossa con gli studenti all’interno dei laboratori (#accoglienza, #storytelling, #gastronomia, #myartwork).

Tutti i contributi pubblicati sui social network con queste tag vengono evidenziati sul sito in modo estremamente intuitivo: per ogni tag, una barra ne mostra l’intensità. A disposizione del festival, ecco un sistema semplice e veloce di pubblicazione che abbiamo sfruttato  anche per la app: la stessa visualizzazione, disponibile su formato mobile, consente di ottenere una visuale in tempo reale della vita dell’evento e di scavare nei singoli contenuti. Anche i cittadini e il pubblico avrebbero potuto cimentarsi in questa attività, vedendo così pubblicati i propri contenuti su sito e app.

Ma non ci siamo fermati, nel desiderio di interagire in modo più profondo con gli studenti.

Sulla base dell’attività di ascolto della città sui social network e del sistema di pubblicazione via tagging, abbiamo lanciato  un vero e proprio contest: ogni studente, singolarmente o in gruppo, è stato invitato a inventare un format di comunicazione per raccontare la propria esperienza del festival. Senza limiti di tematica, la peculiarità del format era che fosse esclusivamente costruito per svolgersi attraverso i social network.

Una attività in cui ogni giorno ci cimentiamo spesso involontariamente (raccontare storie disseminate su facebook, twitter, instagram…), ma realizzata con un obiettivo specifico che trasforma la prospettiva e la profondità del chichhiericcio digitale in cui siamo costantemente immersi. Un “esercizio” incredibilmente utile da punto di vista didattico ed espressivo se calato in un contesto di formazione agli studenti, le cui vite digitali sono estese e sviluppate.

La partecipazione al contest richiedeva una descrizione e un titolo del format. Abbiamo inoltre fornito un testo introduttivo di spiegazione e alcune semplici indicazioni: pubblicare i contenuti sui social network accompagnandoli con la tag generale dell’evento, quella del loro gruppo di lavoro, una o più tag specifiche nuova a contrassegnare il lavoro.

Abbiamo presentato la piattaforma di ascolto agli studenti nel corso di una conferenza skype e successiamente inviato le istruzioni: sono stati creati otto format, sette dagli studenti delle superiori e uno dagli universitari che, contagiati dalla voglia di sperimentare una nuova narrativa, hanno creato un fuori concorso assolutamente ben accetto. Anche nello staff del festival si è accesa la voglia di partecipare e altre forme di racconto sono nate. Il tutto nell’arco di poco meno di due settimane.

Le nuove tag così create, sono state aggiunte a quelle ufficiali, diventando parte integrante della comunicazione del festival, sia online che su mobile attraverso la app.

Infine, nei due giorni di manifestazione, una visualizzazione pensata e realizzata ad hoc è diventata uno grande schermo urbano esposto nel cuore della città: l’infoestetica è disponibile a questo link http://vivacosenza.it/viz/viz , per consultazione.

Tutti i contenuti pubblicati in tempo reale su VivaLab Cosenza hanno invaso la città, mostrando connessioni, relazioni, nuovi livelli di lettura, con la gioia e la sensazione inusuale, per chi era protagonista del racconto digitale, di dare un corpo fisico ai pixel e un nuovo significato pienamente e consapevolmente pubblico alle proprie vite in rete: e quando la vita del mondo digitale irrompe nel mondo fisico ed è sempre una grande emozione.

I format, ne sono pervenuti 10 in tutto, sono stati nalizzati e i migliori premiati da una giuria.

[3] Scenari e prospettive future

Nel corso della due giorni abbiamo avuto modo di confrontarci con gli studenti, diverse associazioni locali e con esponenti dell’amministrazione di Cosenza e Altomonte sulle prospettive aperte dall’ascolto e dall’analisi in tempo reale della città, nonchè sull’operazione realizzata a Cosenza.

Infine, un vero e proprio workshop di progettazione partecipata si è svolto ad Altomonte: una perla inaspettata dove abbiamo scoperto un intero comune impegnato in sperimentazioni sulla salute, sul benessere, sul cibo e l’alimentazione e su una particolare opera di recupero edilizio fra pubblico e privato che sta cambiando il volto della cittadina, guidata dall’energico sindaco Gianpietro Coppola.

Il workshop è durato tutto il giorno e ha visto la partecipazione di un nutrito gruppo di associazioni non solo di Cosenza e dintorni ma da diverse altre realtà Calabresi: uno spaccato vivo e vibrante di progettualità dove abbiamo scoperto altre perle come gli organizzatori di Ereticamente o dello Slow Festival .

Viva Performance Lab, come abbiamo anticipato, è un evento spalmato su due annualità quindi la proposta di “progettare insieme” la seconda annualità ha un senso concreto e specifico, anche questo fortemente voluto dalla coordinatrice Francesca Conti. Ciò che è emerso da quella intensa giornata, fra gruppi e momenti collettivi, è fra le altre cose, proprio il valore della piattaforma come infrastruttura tecnologica, culturale e di relazione, col desiderio di esplorarne nuovi usi e di crearne evoluzioni.

L’idea di città come piattaforma e le possibilità di racconto performativo, disseminato e ubiquo dei luoghi hanno suscitato interesse e riflessioni tanto negli amministratori quanto nella società civile presente nell’incontro, in particolare:

  • da parte degli amministratori è emersa una solida percezione e consapevolezza, su una serie di temi. Un’infrastruttura come quella creata per il festival, se applicata alla città intera diventa uno strumento di gestione e programmazione flessibile e sofisticato, soprattutto nel breve e medio periodo (problematica, questa, molto sentita): la possibilità di accedere in tempo reale a dati e informazioni emergenti può consentire di prendere decisioni e modificare i programmi con altrettanta tempestività.L’infrastruttura diventa inoltre il tramite per conoscere, esplorare e organizzare le relazioni e la comunicazione della città verso l’esterno (problematica, questa, di importanza cruciale specie per comuni di picole dimensioni). La piattaforma si configura come strumento strategico nella promozione del territorio e di innovativi strati di servizio per i cittadini;
  • la società civile (in questo caso prevalentemente operatori culturali) ha percepito la possibilità di usare in modo strategico i social network per organizzare le proprie attività: una prospettiva completamente nuova. Non tanto organizzare un evento su Facebook o puntare sul numero di “like” della propria pagina, ma ad esempio capire chi sono gli influencer di una determinata tematica di interesse e stringere relazioni con essi. Il tutto semplicemente grazie alla possibilità di accedere alle visualizzazioni ed esplorarle.

Intanto un primo (piccolo) passo concreto verrà fatto nei prossimi mesi: il sistema di tag sviluppato per il festival verrà messo a disposizione delle associazioni locali che si sono raccolte sotto Cosenza Creativa per dare loro la possibilità di usarlo come “agenda fluida” per pubblicare le proprie attività. Alle tag del festival si sostituiranno le tag che riceveremo e l’infrastruttura digitale (e mobile) messa a punto per l’iniziativa, verrà popolata con la vita dei creativi della città.

Roma, 16  marzo 2013

ORIANA PERSICO e SALVATORE IACONESI

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